Quando penso a un viaggio avventuroso, mi immagino sentieri sterrati, panorami nuovi e la libertà di lasciarsi sorprendere da quello che c’è oltre la curva. Ma se al mio fianco c’è un cane, la parola “avventura” prende un altro significato.
C’è molto di più dell’esplorazione: è cura, attenzione, capacità di leggere i suoi bisogni prima dei miei. Viaggiare con un animale per me significa costruire un’esperienza comune che sia sostenibile per entrambi.
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Per questo ho voluto confrontarmi con un esperto cinofilo per affrontare il tema dei viaggi con il cane: Rocco Voto, fondatore di Dogsportal, uno dei blog dedicati ai cani più seguiti in Italia. Con lui parliamo di mete, attrezzatura, regole da rispettare e, soprattutto, di quella responsabilità che rende ogni viaggio insieme un’esperienza che arricchisce entrambi.
1. Quando parliamo di “viaggi avventurosi” con il cane, cosa significa davvero? È più un’avventura per noi o per loro?
Un viaggio avventuroso con il cane è vivere insieme esperienze nuove, fuori dalla routine. Per noi è scoperta di luoghi e culture, per il cane è esplorazione di odori, terreni e incontri diversi. L’avventura è condivisa: il bello è proprio viverla come coppia, con tempi e sguardi differenti.

2. Quali sono i segnali che ci dicono che il nostro cane è pronto (o non ancora pronto) per affrontare un viaggio fuori dalla routine quotidiana?
Un cane pronto è sereno nei contesti nuovi, sa gestire brevi spostamenti senza ansia, accetta la presenza di estranei e mantiene appetito e curiosità. Se invece è troppo agitato, non riesce a rilassarsi in ambienti diversi o manifesta stress con abbaio insistente, tremori o rifiuto del cibo, forse è meglio iniziare con esperienze più brevi e graduali.
3. Quali errori vedi fare più spesso da chi viaggia con il cane la prima volta?
Il principale è pensare che il cane si adatti a tutto. Non è così. Spesso si parte senza averlo abituato a mezzi di trasporto, rumori, museruola. Oppure si scelgono mete “instagrammabili” ma inadatte: spiagge sovraffollate, città bollenti d’estate. E poi il classico errore: portare troppe cose inutili e dimenticare quelle fondamentali.

4. Dal tuo punto di vista, come si bilancia la voglia di esplorare con il rispetto dei limiti e delle esigenze dell’animale?
La chiave è ascoltare. Se il cane si ferma, si stanca o cerca acqua, il programma si adatta a lui. Noi possiamo decidere di vedere meno, ma meglio. A volte è più avventuroso imparare a rallentare e guardare il mondo attraverso il suo ritmo che macinare chilometri.

5. Ci sono destinazioni che sconsiglieresti per un viaggio con il cane, nonostante la moda del “dog friendly” le proponga come ideali?
Sì: alcune mete di mare in alta stagione, dove il caldo è insopportabile e i cani finiscono reclusi sotto l’ombrellone. O certi sentieri di montagna molto tecnici, che rischiano di essere pericolosi per le zampe. Non basta l’etichetta “dog friendly”: serve capire davvero se l’ambiente è adatto alle loro esigenze.
6. Spostarsi in treno, aereo, auto: quali differenze pratiche e psicologiche per il cane? Cosa dovrebbe guidare la scelta del mezzo?
In auto abbiamo più flessibilità e possiamo fermarci quando serve. Il treno può essere comodo, ma richiede un cane socializzato e abituato agli spazi ridotti. L’aereo è l’opzione più stressante, soprattutto se il cane non può viaggiare in cabina. La scelta deve sempre partire dal benessere dell’animale: se il volo è lungo e il cane deve stare in stiva, forse il viaggio non vale la pena.
7. A livello di attrezzatura e preparazione, quali sono gli oggetti indispensabili che non dovrebbero mai mancare nello zaino di chi parte con un cane?
Acqua e ciotola richiudibile, guinzaglio di scorta, sacchetti per i bisogni, kit di primo soccorso, qualche snack o croccantino familiare, una copertina o asciugamano con il suo odore. Sono piccole cose, ma fanno la differenza per farlo sentire sicuro e comodo.
8. La museruola è spesso vissuta come un’imposizione: quando è necessaria e come possiamo abituare il cane a viverla senza stress?
La museruola non è solo un obbligo di legge in certi mezzi pubblici o contesti affollati: è anche un segno di responsabilità verso gli altri e verso il cane stesso. Può servire in tante situazioni quotidiane – dal veterinario a un ambiente sconosciuto con molte persone – non perché il cane sia “pericoloso”, ma perché garantisce sicurezza e tranquillità a tutti. L’importante è presentarla nel modo giusto: va introdotta gradualmente, con premi e rinforzi positivi, così che il cane la viva come un accessorio normale, al pari del guinzaglio, e non come una punizione.
9. Dal tuo osservatorio di esperto cinofilo, come sta cambiando la cultura del viaggio con gli animali in Italia negli ultimi anni?
Vedo un cambiamento forte: più strutture ricettive si attrezzano davvero, non solo a parole, e più persone comprendono che viaggiare con il cane non è un capriccio, ma un modo di vivere insieme. Si parla sempre più di “turismo pet friendly” come valore aggiunto, anche economico, per territori e strutture.

10. Se dovessi dare un consiglio “di cuore” a chi sogna di partire con il proprio cane, ma ancora esita, quale sarebbe?
Non aspettate che tutto sia perfetto. Iniziate da vicino, da una gita in giornata. Scoprirete che non serve andare lontano per vivere un’avventura insieme. L’importante è esserci, con la giusta attenzione, e costruire passo dopo passo la fiducia reciproca che rende ogni viaggio possibile.
“Tra le righe” è il mio angolo più personale.
Racconto viaggi, sogni e pensieri che non trovano spazio altrove.
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