Se pensi che i Pays des Ecrins siano solo per alpinisti estremi, preparati a ricrederti. Ti porto in un angolo di Alpi francesi dove puoi toccare un ghiacciaio senza arrivare a 4000 metri, pedalare tra cardi blu in una valle da sogno, e scoprire miniere d’argento nascoste. Inizierai da sentieri autentici, attraverserai valli selvagge e finirai con la consapevolezza di aver trovato la montagna vera, quella che non cerca applausi. No, non è un sogno, è quello che i Pays des Ecrins sanno regalare a chi li sa ascoltare.
Tempo di lettura: ⏱️circa 22 minuti

- Dove si trovano i Pays des Écrins
- L’arrivo: sei ore, tre treni, un taxi e la chiesetta di St. Romain con vista
- Argentière-la-Bessée e le miniere d’argento
- Glacier Blanc: il ghiaccio appiccicato al naso (e un momento wow)
- Val de Fournel in e-bike tra cardi blu e poesia
- Altre attività nei Pays des Ecrins
- Le domande che mi fate
- Perché ti consiglio i Pays des Écrins (e di andarci adesso)
- Come organizzare il tuo viaggio nei Pays des Écrins
Dove si trovano i Pays des Écrins
I Pays des Ecrins si trovano nel sud-est della Francia, nel dipartimento delle Hautes-Alpes. Il cuore è il Parco Nazionale degli Ecrins, uno dei più estesi e autentici d’Europa. Dentro ci trovi Vallouise-Pelvoux, L’Argentière-la-Bessée, Puy-Saint-Vincent, Val de Fournel. Nessuno ti dice: “Ma davvero sei stata lì?” — e forse è meglio così.
In Italia proprio al momento non è molto conosciuta, a parte chi è veramente un “montanaro” e conosce i luoghi dell’alpinismo. Non ci sono comprensori sciistici famosi, non ci sono rifugi alla moda, e non si trovano facilmente nei depliant delle agenzie. Ma è proprio per questo che i Pays des Ecrins valgono oro: puoi ancora viverli in modo autentico, senza folla, senza traffico, senza quelle dinamiche turistiche che snaturano i luoghi di montagna.

L’arrivo: sei ore, tre treni, un taxi e la chiesetta di St. Romain con vista
Non è un viaggio breve, diciamolo. Parto da casa, treno fino a Bologna, treno fino a Torino, treno fino ad Oulx, poi taxi fino a Argentière-la-Bessée. Circa sei ore di viaggio, e un po’ di domande interiori tipo: “Ma chi me l’ha fatto fare?”
Quando alla sera prima di cena sono salita alla chiesetta di St. Romain che svetta su un piccolo promontorio dominando la valle, il paese di Puy St. Vincent e le montagne che fanno da confine alla valle di Vallouise-Pelvoux ho capito. Il cielo era pulito, il silenzio totale. Non il silenzio delle cuffie antirumore. Il silenzio vivo. E ho pensato: questo è il posto dove si respira con la pancia.

Argentière-la-Bessée e le miniere d’argento
A L’Argentière-la-Bessée, uno dei gioielli dei Pays des Ecrins, la montagna ha anche un passato minerario. Vado a visitare le antiche miniere d’argento e mi ritrovo a camminare sotto terra, con il caschetto in testa, in un labirinto scavato nel Medioevo.
Un tesoro nascosto nei Pays des Ecrins
Tra le pareti umide, la guida ci mostra piccole pagliuzze luccicanti, la fatica di secoli, e poi — BOOM — una venatura di malachite blu che ti lascia a bocca aperta. Lì dentro non ho trovato ricchezza, ma una bellezza spiazzante, nascosta, preziosa. Come questo territorio.

Come sempre mi lascio conquistare dal lato umano di ogni luogo e scopro che nel 1800, l’80% degli operai che lavoravano nella miniera provenivano dal Piemonte e in particolare dalla Val di Susa. Mi emoziono, come ogni volta che scopro che la questione dei confini, della migrazione, dell’integrazione si gestiva quasi meglio nei tempi antichi di quanto non si faccia ora
Vuoi visitare le miniere: le info utili le trovi in fondo a questo articolo
Glacier Blanc: il ghiaccio appiccicato al naso (e un momento wow)
La mattina seguente si parte: direzione Pré de Madame Carle (che sembra il nome di una duchessa francese, ma è un parcheggio con panorama da cartolina). Salgo sul pulmino di Serge la guida che ci hanno assegnato per accompagnarci nel trekking al Glacier Blanc, zaini, bastoncini e le mie ginocchia fasciate nei tutori che sotto i pantaloni sembrano una calzamaglia da sci di fondo anni ’80. Ma sono pronta.
Il sentiero inizia subito dentro il Parco degli Écrins. Usciti dal bosco intravediamo il sentiero aggrappato al versante della montagna che sale a zig-zag portando lo sguardo verso il ghiacciaio Glacier Blanc che sembra appeso sulla parete. La guida ci mostra e ci fa toccare i morbidi aghetti dei larici e ci instilla la curiosità di un fogliage veramente estremo. Il torrente rumoreggia forte, il granito ci circonda. Si cammina con il frastuono dell’acqua, con la Barre des Écrins a sinistra e il Glacier Noir più lontano. Ogni tanto mi giro e vedo il Mont Pelvoux, quello che i locali considerano più mitico della Barre stessa. Lo capisco. Ha quella bellezza burbera che ti costringe a stare zitta e a guardare e ad osservare il romantico ghiacciaio Des Violettes che si incastra perfettamente in mezzo ai picchi del massiccio del Pelvoux.

Ci sono un paio di tratti attrezzati con canaponi – più per aiutare che per necessità vera e propria. Tanto è vero che c’erano anche bambini sul sentiero. Il terreno è di quelli che mi piacciono: terreno battuto, pochi salti e gradoni nella prima parte. Poi si va di massi, rocce montonate e roccia dura.
Poi, all’improvviso, il rifugio. Il Glacier Blanc. E lì, WOW.
Il ghiacciaio è lì, proprio sotto il mio naso. Vedo le rocce montonate, sento l’acqua che corre, il sole che mi scalda la fronte. E quando la guida mi dice che per arrivare a “toccare il ghiacciaio” ci potrebbe volere un’altra oretta, io non mi tiro indietro. Serge ha visto brillare i miei occhi alla parola ghiaccio.




La sua idea è di salire verso il secondo rifugio, esattamente dove comincia il ghiacciaio che bisogna attraversare con l’attrezzatura da alpinismo per arrivarci. Guardando l’orologio preferiamo fare una deviazione e invece di arrivare all’attacco del ghiacciaio decidiamo di raggiungerlo a lato.
Lo tocco. Freddo vivo sotto le dita, mentre intorno il paesaggio sembra immobile. È stato uno di quei momenti in cui ti dici: “Ah, quindi anche se non arrivi a 4000, puoi sentirti grande lo stesso.”

Io sono una che ai 4000 metri si sente bene. Ho l’ambizione di salire sempre più in alto, perché mi sembra che da lassù il mondo abbia un aspetto diverso, che i problemi non riescano a raggiungerti. Lassù mi sento forte, grande, capace. Penso “almeno questo, lo posso fare bene”.
(Poi, in realtà, non è nemmeno così: mi sono vista in un video sul ghiacciaio del Castore e sono aggraziata e composta come un mammuth preistorico, ma questi sono dettagli!).
Quello che ho scoperto in questo angolo di Alpi Francesi è che quella sensazione, quella pienezza, non è un’esclusiva dei 4000. Ho capito che il ghiaccio può essere alla portata di tutti, che non è necessario spingersi sempre oltre per sentirsi bene e toccare ghiaccio
Ti lascio la traccia Gpx del percorso con i dati altimetrici e i tempi in modo che tu possa replicare al meglio l’esperienza
Nel mio profilo Wikiloc puoi trovare anche le tracce per la discesa da rifugio, giusto per capire i tempi, e la traccia dal Rifugio andata e ritorno per andare a toccare il ghiaccio
Val de Fournel in e-bike tra cardi blu e poesia
Ultimo giorno: cambio scarpe con le e-mountain bike. La guida Thomas ci carica e partiamo verso la Val de Fournel, un altro volto stupefacente dei Pays des Ecrins. La prima parte è tosta, tutta salita su asfalto. La batteria aiuta, ma le gambe servono. Poi finisce la strada, inizia la poesia.

Pedalare nella valle più poetica dei Pays des Ecrins
Entro nella Val de Fournel e capisco che è un posto magico. I larici altissimi sembrano colonne verdi, il torrente scorre con la voce piena, e poi… il blu.
I cardi selvatici in fiore, ovunque. Luglio è il loro momento, e pedalare per arrivare tra quei fiori è stato come entrare in un acquerello. C’è una riserva naturale dedicata solo a loro – i famosi cardi blu dei Pays des Ecrins che in piena fioritura trasformano la valle in una tavolozza impressionista.
Se sei fortunata/o, puoi avvistare anche il gallo forcello. Io non l’ho visto, ma mi piace pensare che ci stesse guardando.

Carnet de Voyage: l’Instagram del ‘700 per fissare le emozioni
Prima di Instagram, come si immortalava un viaggio? C’era il Carnet de Voyage, il taccuino da disegno. Era un po’ l’Instagram del XVIII secolo, diventato di gran moda con il Grand Tour, quando i giovani rampolli dell’aristocrazia europea mettevano su carta, con schizzi e acquerelli, quello che vedevano e provavano.
E io, appena scesa dalla mia e-bike nella Val de Fournel, ho avuto la fortuna di provare proprio questa esperienza. Con carta e colori, siamo stati guidati a catturare non solo il paesaggio, ma le sensazioni: il blu intenso di un cardo, la forma di una roccia, il ricordo della fatica che si trasformava in pace.
Ovviamente, questo specifico workshop era un’iniziativa del momento, ma è l’esempio perfetto di come l’Ufficio del Turismo dei Pays des Écrins si prodighi per “fare animazione”, come dicono loro. Non solo adrenalina e performance, ma anche momenti di creatività pensati per arricchire e rendere speciale ogni attimo della vacanza, anche quelli meno attivi. Un’attenzione al visitatore che, personalmente, ho apprezzato tantissimo.

Altre attività nei Pays des Ecrins
Cosa fare nei Pays des Ecrins se non ami solo camminare
L’avventura vera: i trekking di più giorni
Il trekking al Glacier Blanc è solo un assaggio, la porta d’ingresso a un mondo di avventure ben più grandi. Per chi ha gambe d’acciaio, tempo e un’incredibile voglia di mettersi alla prova, i Pays des Écrins sono il regno dei trekking di più giorni. La sfida suprema, quella quasi mitologica, è il Tour degli Écrins (GR 54), un anello di 10-15 giorni di cammino intenso che circumnaviga l’intero massiccio. Un’immersione totale nella natura più selvaggia, dove sei solo tu e la montagna.
Ma se all’avventura fisica vuoi unire un viaggio nel tempo, ho scoperto che esiste un bellissimo progetto, nato dalla collaborazione tra i Pays des Écrins e il Club Alpino Francese, che punta a valorizzare proprio la dimensione storica e culturale dei rifugi di montagna. Un pò come seguire le tracce dei pionieri dell’alpinismo.
Si tratta di un percorso che tocca alcuni nomi leggendari: il Refuge du Pelvoux, il Refuge du Sélé e lo storico Refuge Tuckett veri e propri monumenti alla fatica e alla passione.
È un modo stupendo per capire che un rifugio non è solo un letto e un piatto di zuppa, ma una pagina di storia scritta sulla roccia.

Ailefroide: il paradiso dell’arrampicata per tutti
Fra Puy St. Vincent e Pre de Madame Carle c’è una località che non ho avuto modo di esplorare a fondo, ma che mi mi sono fatta spiegare bene anche perché passandoci in mezzo mi ha dato una leggera euforia, quella che ti arriva dalla bellezza e dalla libertà: Ailefroide
Ailefroide è il paradiso dell’arrampicata adatta a tutti, oltre 500 vie multipitch con diverse difficoltà, quindi adatto a tutti esperti e non.
La cosa bellissima è, che è poi quella che ha attirato la mia attenzione, quando siamo arrivati in questa località è apparso un campeggio selvaggio e spartano quanto basta, completamente avvolto dalla natura, circondato dalle falesie, immenso: sono 17 ettari di campeggio che somiglia più a sosta libera che campeggio, ma davvero bellissimo.
Dal campeggio le vie di arrampicata e le zone boulder, distano al più mezz’oretta di cammino.
Vie Ferrate: avventura verticale con vista
Ammetto di non aver avuto il tempo di agganciarmi a un cavo d’acciaio, ma ho visto le vie che si arrampicano sulle pareti dei Pays des Écrins e ho capito che qui l’avventura verticale è una cosa seria. Il territorio è un vero e proprio parco giochi per chi ama i sentieri attrezzati: ce n’è per tutti i gusti, da quelli più “ludici” e adatti a chi vuole provare per la prima volta (anche con ragazzi), fino a itinerari che richiedono braccia e un bel po’ di fegato.
Hai due strade davanti a te: o ti lanci nell’avventura in autonomia, noleggiando caschetto e imbrago in uno dei tanti negozi di sport della zona, oppure – scelta che mi sembra sempre la più saggia – ti affidi a una guida locale per farti accompagnare in totale sicurezza.
L’ufficio del Turismo ha predisposto un’app da scaricare per avere tutte le info per affrotnare le Vie ferrate: Écrins & Briançon Via Ferrata
Volare sopra i ghiacciai: l’adrenalina del parapendio
Mentre sei con i piedi per terra a camminare, può capitare di alzare la testa e vedere delle vele colorate danzare nel cielo sopra le cime. Ecco, nei Pays des Écrins il parapendio non è un voletto qualunque. Qui si decolla in quota, magari comodamente in seggiovia dalla stazione di Pelvoux-Vallouise, per andare a sorvolare i giganti del Parco, con la Barre des Écrins e i ghiacciai che ti sfilano sotto i piedi.
Non l’ho provato, ma l’idea di vedere quel mondo di roccia e ghiaccio da un’altra prospettiva mi ha messo i brividi (quelli giusti!). Mi hanno spiegato che è un “luogo segreto” per gli appassionati, perché offre condizioni pazzesche lontano dal caos dei siti più famosi. Che tu sia un pilota esperto o un principiante che vuole provare l’ebbrezza di un volo in tandem (un’emozione pazzesca che ho raccontato nel dettaglio nel mio post sul volo in parapendio a Les Deux Alpes), qui trovi pane per i tuoi denti: un’altra follia da segnare in agenda per la prossima volta.
Rafting: la scoperta che è schizzata in cima alla mia lista
Devo confessarti una cosa: non ho mai fatto rafting in vita mia. Zero. Da nessuna parte. È una di quelle attività che ho sempre guardato da lontano, senza mai pensare “questa è per me”.
E poi arrivi nei Pays des Écrins e scopri che il loro Stade d’eaux-vives (uno stadio d’acqua viva, come lo chiamano loro) di Argentière-la-Bessée non è un posto qualunque: è un centro per la canoa e il rafting di livello mondiale, tanto da essere un campo di allenamento ufficiale per le Olimpiadi!
Capisci bene che la prospettiva è cambiata di colpo. Un conto è pensare di provare a scendere su un gommone, un altro è immaginare di farlo dove si allenano i campioni, su rapide e correnti considerate tra le migliori d’Europa. L’idea di scendere tra gli ostacoli naturali di un torrente alpino, pagaiando in un ambiente così prestigioso, mi ha messo addosso un’adrenalina che non mi aspettavo.
Quindi sì, posso dirlo: tra tutte le avventure che ho visto e che si possono vivere qui, il rafting è l’attività che è schizzata in cima alla lista delle priorità per il mio prossimo viaggio nei Pays des Écrins. È una promessa.
Le domande che mi fate
Perché ti consiglio i Pays des Écrins (e di andarci adesso)
Perché è la montagna vera, quella che non ti chiede niente, ma ti dà molto. Che ti restituisce tempo, silenzio, spazio per pensare. Dove puoi sentirti piccola, ma nel modo migliore.
E poi perché non è ancora esplosa (almeno per l’italia).
Non ha ancora il pubblico, i reel, le code. Ma li avrà. Meglio andarci adesso, prima che si riempia di “cose da fare in 48 ore nei Pays des Écrins”.
Nei Pays des Ecrins la montagna non si mostra, si impone. Non si fa bella per le foto, ma ti entra sotto pelle. E se sei pronta ad ascoltarla, ti parla in ogni forma possibile: in un ghiacciaio che puoi quasi toccare col naso, in una miniera buia che brilla di malachite, in una valle blu di cardi che sembra uscita da un sogno.
Come organizzare il tuo viaggio nei Pays des Écrins
Dove dormire: scegli la tua base strategica
Una delle cose belle dei Pays des Écrins è che non c’è un unico centro, ma un territorio vivo sparso in otto comuni: L’Argentière-la-Bessée, Les Vigneaux, Puy-Saint-Vincent, Vallouise-Pelvoux, Saint-Martin-de-Queyrières, La Roche-de-Rame, Freissinières e Champcella.
Questo significa che l’offerta di alloggi è vastissima e per tutte le tasche: hotel accoglienti, appartamenti da affittare, B&B, campeggi immersi nella natura e aree di sosta per i van.
La regola d’oro è scegliere la base in base a quello che vuoi fare:
- Sei un climber o cerchi un’atmosfera “wild”? Punta su Ailefroide (nel comune di Vallouise-Pelvoux). Il suo campeggio leggendario, senza piazzole definite, è un’istituzione.
- Vuoi essere al centro dei sentieri più famosi? Vallouise è la base perfetta per attaccare il trekking al Glacier Blanc e per avere tutti i servizi a portata di mano.
- Cerchi tranquillità, panorami e servizi per famiglie? Puy-Saint-Vincent è un’ottima scelta, con strutture organizzate e una vista spettacolare sulla valle.
- Preferisci la comodità di un paese più grande con tutti i negozi? L’Argentière-la-Bessée è il centro principale, perfetto come punto d’appoggio logistico.
Come arrivare: tutte le opzioni per raggiungere il cuore del Parco
Come ti ho raccontato, arrivare qui non è una passeggiata, ma vale ogni singolo minuto del viaggio. Ecco le opzioni nel dettaglio.
In Auto:
È la soluzione che ti dà più autonomia. Per chi arriva dal Nord Italia, la via più comoda e panoramica è passare dalla Val di Susa, uscire a Oulx e proseguire per il Colle del Monginevro fino a Briançon. Da lì, segui le indicazioni per L’Argentière-la-Bessée / Vallouise. Il viaggio è spettacolare. Per chi arriva dal resto della Francia, le autostrade di riferimento sono la A51 da Marsiglia/Aix-en-Provence o la A43 da Lione/Grenoble.
In Treno (la scelta più comoda e sostenibile dall’Italia):
Questa è la soluzione che ho testato io e che consiglio. È più rilassante e ti godi il paesaggio.
- Treno ad Alta Velocità (Frecciarossa o TGV) sulla linea Milano-Parigi e scendi a Oulx. Oulx è l’ultima stazione italiana ed è incredibilmente comoda per raggiungere questa parte delle Alpi francesi.
- Da Oulx a Briançon in Bus: Appena fuori dalla stazione di Oulx partono i bus per Briançon. La linea principale è la Ligne 76 della compagnia francese ZOU!. Il viaggio dura circa 45 minuti e ti porta direttamente alla stazione di Briançon. Un consiglio fondamentale: controlla gli orari e acquista i biglietti online con almeno 48 ore di anticipo, perché non è possibile farli a bordo.
In alternativa,, specialmente in alta stagione, ci sono anche comodi servizi navetta privati. Io, ad esempio, ho viaggiato con SOS Taxi, che mi ha portata da Oulx ad Argentière-la-Bessée: puntuale, cordiale e molto comodo. - Da Briançon ai Pays des Écrins: Dalla stazione dei bus di Briançon partono le linee locali che servono i vari paesi della valle (es. L’Argentière, Vallouise).
- Se vuoi maggiore autonomia potresti arrivare a Briançon con treno+bus dall’italia e noleggiare un’auto direttamente qui per muoverti in autonomia tra i paesi
Info utili e link
Per pianificare al meglio la tua esperienza nei Pays des Écrins, ecco una raccolta di link e risorse pratiche:
Parco Nazionale degli Écrins
Informazioni ufficiali, sentieri, mappa del parco, regolamenti e fauna selvatica: https://www.ecrins-parcnational.fr/
Ufficio del Turismo Pays des Écrins
Il punto di riferimento per tutto: eventi, guide locali, contatti utili, escursioni organizzate, e-bike e vie ferrate: www.paysdesecrins.com
Visite alle miniere d’argento di Argentière-la-Bessée
Orari, tariffe e prenotazioni si trovano direttamente nella sezione dedicata sul sito dell’Ufficio del Turismo.
Cerca “Argentière la Bessée–Mines d’argent” su paysdesecrins.com
Guide locali
Accompagnatori di media montagna e guide alpine disponibili tutto l’anno per escursioni, trekking e attività verticali. Tutti i contatti si trovano sul sito ufficiale del turismo.
Noleggio e-bike e attrezzatura
Per esplorare la Val de Fournel o affrontare i sentieri più impegnativi in sella a una e-mountain bike: 60-40 le vélo easy (sede a L’Argentière-la-Bessée)
Ora tocca a te. Ti ho fatto venire voglia di esplorare I Pays des Ecrins? Se hai domande, curiosità o vuoi raccontarmi le tue avventure, scrivimi! Mi fa sempre piacere scambiare due chiacchiere con chi ha voglia di scoprire nuovi posti e vivere esperienze autentiche.
Non vedo l’ora di sapere cosa ti ha colpito di più di questa zona!
Post scritto in collaborazione con l’Ufficio del Turismo di Pays Des Ecrins e Atout France che mi hanno invitato per provare le attività estive di Pays Des Ecrins
“Tra le righe” è il mio angolo più personale.
Racconto viaggi, sogni e pensieri che non trovano spazio altrove.
Ti va di leggerli anche tu?
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