Le Janare sono le streghe di Benevento che secondo la tradizione si riunivano di notte sotto un grande noce sulle rive del fiume Sabato. Nate come donne-guaritrici, durante il Medioevo furono trasformate in streghe temute per presunti malefici contro bambini e raccolti. Il loro nome, secondo le tradizioni, deriva da dianara (seguace di Diana) o da ianua (porta), per la capacità di entrare nelle case passando sotto gli stipiti. Le radici affondano nei culti pagani di Diana e Iside, demonizzati con l’avvento del Cristianesimo e della dominazione longobarda. Oggi Benevento è conosciuta come la “città delle streghe“
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In breve
- Figura principale: le Janare, streghe del folklore campano
- Luogo simbolo: il Noce di Benevento, albero dei sabba notturni.
- Origini: culti di Iside, Diana e tradizione longobarda
- Protezione: scope rovesciate e sacchi di sale.
- Oggi: Janua Museum, feste e itinerari tematici.
- Origini della leggenda delle streghe di Benevento
- Storia e religione: come nacque la paura delle Janare
- Il Noce di Benevento
- Le Janare: paure, poteri e rimedi
- Zucculara e Manalonga: due Janare dal volto davvero inconfondibile
- L’eredità culturale delle streghe di Benevento
- PTW: a caccia di streghe a Benevento
- Dove le Janare prendono vita: la nostra esperienza a Benevento
- Janua – Museo delle Streghe di Benevento
- Ma le streghe, quindi, esistono?
- Il progetto della Fondazione Terre Magiche Sannite
- Iside, l’ultima maga e la prima strega di Benevento
- FAQ sulle Janare di Benevento
Io ed Elisabetta siamo andate a cercare le streghe per un motivo ben preciso, ma quello che ci ha mosso è stata una semplice domanda, quella che forse si fanno tutte le persone che sentono nominare la parola “strega”: ma le streghe esistono davvero?
La ragione della nostra “caccia alle streghe” e anche la risposta alla domanda del secolo che ho riportato qui sopra te le svelerò alla fine di questo articolo, nel frattempo voglio partire dall’inizio e spiegarti cosa sono le streghe da dove arrivano perché sono a Benevento e quanto possa essere affascinante questo mondo.
Scoprirai che tutto si ripete immutabile e spero che alla fine dell’articolo tu possa anche riflettere su quello che le streghe rappresentano, sicuramente io ho capito che nel corso dei secoli, nulla è cambiato ma ora partiamo per questo viaggio letteralmente “stregato”
Origini della leggenda delle streghe di Benevento
Le Janare non sono spuntate dal nulla: la loro storia affonda molto indietro nel tempo. Già in epoca romana, a Benevento si praticavano culti dedicati a Diana, dea della caccia e della luna. Con l’arrivo dei Longobardi quelle credenze si intrecciarono ad altri riti considerati pagani dalla Chiesa, e la leggenda prese forza, diventando sempre più inquietante.
Perfino il loro nome porta con sé un alone di mistero: c’è chi dice che Janara venga da dianara, cioè seguace di Diana, e chi invece da ianua, porta, perché secondo la tradizione queste donne erano capaci di entrare nelle case passando sotto gli stipiti, senza farsi vedere.

Storia e religione: come nacque la paura delle Janare
La storia delle streghe di Benevento non è mai stata solo una leggenda raccontata attorno al fuoco. Qui le credenze si sono sempre mescolate con la vita di tutti i giorni e con la religione. Quando la Chiesa cattolica prese il sopravvento, tutto quello che sapeva di antico venne bollato come superstizione o idolatria. I riti legati a Diana e alle tradizioni longobarde, che per secoli erano stati parte della vita del territorio, all’improvviso diventavano qualcosa di pericoloso, da cancellare.
E poi c’è Benevento stessa, che non è una città qualsiasi. È nata cinquecento anni prima di Roma ed è sempre stata un crocevia di culture, un luogo di passaggi e contaminazioni. Non stupisce allora che proprio qui, con tutte queste storie che si sono sedimentate una sull’altra, potesse nascere una leggenda capace di resistere nei secoli: quella delle Janare.
Le cose iniziarono a cambiare davvero dal XIV secolo, in un’epoca segnata da crisi profonde. Tra il 1315 e il 1317 l’Europa fu travolta da una grande carestia che non risparmiò neppure Benevento. Per sopravvivere, tante famiglie abbandonarono le campagne e si spostarono nelle città, alla ricerca di un futuro diverso. E con loro arrivarono anche le donne che custodivano i saperi antichi: conoscevano le erbe, le tradizioni popolari, i rimedi tramandati di generazione in generazione.
Nelle campagne erano state figure preziose, ma in città si ritrovarono a fare concorrenza diretta ai medici e ai protomedici dell’epoca. È lì che scattò la diffidenza: quelle guaritrici che per secoli erano state indispensabili diventarono improvvisamente rivali scomode. Bastava poco, in un clima di fame e paura, per passare dall’essere considerate utili all’essere accusate di stregoneria.
Questa tradizione popolare, che per secoli era rimasta nella voce del popolo, trovò eco anche nella scrittura.
Nel Seicento, a Benevento, il protomedico Pietro Piperno mise nero su bianco quella leggenda. Nel 1635 pubblicò il trattato De nuce maga Beneventana (tradotto nel 1640 come Della superstiziosa noce di Benevento). Voleva dimostrare che tutto non era altro che superstizione, ma ottenne l’effetto opposto: con la sua descrizione dettagliata del famoso noce e dei presunti raduni notturni, consegnò la leggenda all’eternità e contribuì a diffonderla anche oltre i confini italiani.
Intanto, tra il Quattrocento e il Settecento, anche Benevento si allineava al clima dell’epoca: denunce, processi, confessioni strappate e condanne segnavano la caccia alle streghe. Solo con l’arrivo dell’Illuminismo e il declino dell’Inquisizione, nel XVIII secolo, questa stagione buia si chiuse. Ma il mito delle Janare era ormai entrato a far parte dell’identità culturale della città: non più una minaccia, bensì un simbolo che ancora oggi definisce Benevento come la “città delle streghe”.
Pietro Piperno e il libro “De nuce maga Beneventana”
La leggenda delle Janare, dopo secoli di racconti orali, nel Seicento finì anche sulla carta. A Benevento visse Pietro Piperno, medico e protomedico della città, che nel 1635 pubblicò in latino un trattato dal titolo De nuce maga Beneventana, tradotto poi in italiano nel 1640 come Della superstiziosa noce di Benevento.
La sua intenzione era chiara: voleva smontare la superstizione popolare, dimostrare che i sabba sotto il noce non erano altro che fantasie. Eppure accadde l’opposto. Piperno descrisse nei dettagli ciò che fino ad allora era rimasto nell’immaginario collettivo: i raduni, le danze notturne, persino la presunta posizione del famoso albero. Con le sue stesse parole, consegnò la leggenda all’eternità:
“Non già la magia del noce, ma la superstiziosa credenza del volgo ha fatto di Benevento sede diabolica.”
E così, paradossalmente, fu proprio chi voleva spegnere il mito a renderlo immortale e a diffonderlo ben oltre i confini d’Italia.
Ancora oggi a Benevento puoi ritrovare il segno concreto di quella testimonianza: sotto il ponte Tibaldi, incisa su una grande lastra di metallo che occupa l’intero muro, campeggia una lunga citazione tratta dal libro di Piperno. Un modo moderno di ricordare un testo antichissimo che, nel bene e nel male, ha legato per sempre la città al nome delle streghe.

Il Noce di Benevento
Il cuore della leggenda è sempre lui: il Noce di Benevento. Si dice che crescesse lungo il fiume Sabato e che, sotto le sue fronde, le streghe si riunissero per danzare e celebrare i loro sabba notturni. Un albero speciale, insomma, tanto che nel VII secolo l’arcivescovo San Barbato decise di farlo abbattere, convinto che fosse un simbolo di idolatria. L’albero scomparve, ma la sua fama no: il “noce maledetto” continua ancora oggi a vivere nei racconti e nelle rievocazioni.

Durante il mio soggiorno a Benevento ho scoperto che non c’è un’unica verità, anzi: ognuno ha la sua versione della leggenda. Tra le chiacchiere che ci hanno raccontato, c’era anche un’interpretazione molto più concreta (e in un certo senso, simpatica): i noci, lungo il fiume Sabato, un tempo erano ovunque e davano frutti particolarmente buoni. Così, secondo qualcuno, la storia delle streghe sarebbe stata inventata proprio dai proprietari dei noceti per tenere lontani i ladri di noci.
E alla fine è questo il bello delle leggende: la loro forza sta nel fatto che possono essere lette in tanti modi diversi. Io sono stata felice di raccogliere anche questa versione, anche se – dopo aver incontrato la figura di Piperno e il suo libro – è difficile non pensare che le radici delle streghe vadano molto più a fondo della semplice paura di restare senza scorte di noci.
Ma cosa facevano davvero queste streghe nelle notti di Benevento? Per scoprirlo bisogna entrare nel cuore della leggenda e guardare più da vicino le Janare, con i loro poteri temuti e i rimedi inventati per difendersi da loro.
Le Janare: paure, poteri e rimedi
- Nel folklore beneventano, le Janare erano tutto fuorché innocue. Si racconta che rubassero i cavalli per cavalcarli fino allo sfinimento e che lasciassero intrecciate le criniere come segno del loro passaggio. Si credeva anche che potessero provocare aborti o malattie nei neonati e lanciare maledizioni sui raccolti, seminando paura tra i contadini. In realtà, più che fatti reali, queste storie riflettevano il bisogno di dare un nome e un volto a ciò che non si riusciva a spiegare.
- Paure, superstizioni, piccoli rituali: un mondo in cui il confine tra reale e immaginato si faceva sottilissimo.
Zucculara e Manalonga: due Janare dal volto davvero inconfondibile
A Benevento mi hanno spiegato che, in fondo, tutte sono Janare. Ma alcune hanno caratteristiche così precise da essere diventate leggenda nella leggenda. La più famosa è la Zucculara, la Janara zoppa del quartiere Triggio, riconoscibile dal rumore secco dei suoi zoccoli di legno. Non è solo un racconto: nel cuore del quartiere c’è davvero quella che viene indicata come la sua casa, con tanto di piccola insegna sulla porta. Camminarci davanti dà i brividi, perché ti accorgi di come il confine tra mito e realtà a Benevento sia sottilissimo.

Poi c’è la Manalonga, la Janara che viveva nei pozzi, con un braccio lunghissimo pronto a trascinare giù chiunque si affacciasse con troppa leggerezza. Una figura inquietante, certo, ma anche una sorta di monito: serviva soprattutto a spaventare i bambini e a tenerli lontani da luoghi pericolosi. Perché i pozzi erano fondamentali per la vita quotidiana, ma potevano trasformarsi in trappole mortali.

Zucculara e Manalonga non sono “altre streghe”: sono Janare a tutti gli effetti, ma con un volto e una storia ben riconoscibile. E sono proprio queste sfumature che rendono il folklore beneventano così vivo e così affascinante.

L’eredità culturale delle streghe di Benevento
La leggenda delle streghe non si è fermata ai secoli passati: ha continuato a vivere e a lasciare tracce nella cultura di Benevento. Nell’Ottocento, ad esempio, nacque il famoso Liquore Strega, che prende il nome proprio dalle Janare: una bottiglia gialla conosciuta in tutto il mondo che porta con sé, a ogni sorso, un pezzo di questa storia.
La vicenda del Noce di Benevento ha ispirato perfino un balletto, messo in scena più volte nel Novecento e capace di trasformare in danza le notti dei sabba.
E poi c’è la letteratura e l’arte, che hanno ripreso più volte il mito delle Janare: perché quando una storia funziona, continua a risuonare, cambia forma, ma non scompare mai.
Questa eredità culturale è proprio quello che io ed Elisabetta abbiamo cercato e trovato a Benevento. Ce l’hanno fatta scoprire le persone che ci hanno accolte, con i loro racconti di streghe e leggende, tra luoghi speciali, simboli che resistono e tradizioni che qui sono ancora vive.
PTW: a caccia di streghe a Benevento
Il progetto nasce da un’idea di Gummy Industries, un’agenzia creativa che ha una visione molto illuminata del lavoro e del perché lo facciamo, dove lavora Elisabetta. PTW è una sorta di concorso: chi vuole partecipare presenta un progetto, che viene valutato e selezionato. Una volta scelto, il progetto va sviluppato seguendo un tema indicato dal brief.
Il tema della nostra edizione era “Miti da sfatare: viaggi per scoprire la verità”. Io ed Elisabetta non abbiamo avuto dubbi: volevamo andare a Benevento a caccia di streghe, per scoprire quanto di vero ci fosse dietro la redenza popolare delle Janare.
Per riuscirci avevamo però bisogno di un appoggio locale. Dopo un po’ di ricerche e qualche appello lanciato sui social, siamo entrate in contatto con la Fondazione Terre Magiche Sannite, che ha accolto con entusiasmo la nostra idea e ci ha guidate tra storie, luoghi e memorie.
Abbiamo scelto di visitare Benevento proprio in un weekend speciale, quando si teneva uno degli eventi dedicati alle streghe che qui vengono organizzati periodicamente. Insomma, ci siamo ritrovate in una vera e propria full immersion nel mondo delle Janare: leggende, racconti, rievocazioni e incontri che ci hanno fatto vivere Benevento da dentro.
Dove le Janare prendono vita: la nostra esperienza a Benevento
Arrivare a Benevento in quei giorni è stato come fare un salto dentro la leggenda.
Tutto quello che hai letto sulle Janare qui sopra è esattamente quello che ci è stato raccontato nei millemila chilometri percorsi insieme all’avvocato Mario Collarile, del comitato scientifico della Fondazione, che ci ha guidato strada per strada fino al Ponte Leproso, sul fiume Sabato. Lì, però, del famoso Noce non abbiamo trovato traccia.

A parte gli scherzi: il famigerato noce di cui scriveva Piperno pare sia stato abbattuto ma nelle nostre ricerche delle figure magiche e luoghi stregati siamo state accompagnate anche dal presidente della Fondazione, che ci ha portate alla Gola di Barba, uno dei posti che la tradizione indica come luogo di raduno delle Janare per i loro sabba e quindi luogo dove si poteva trovare uno dei noci che a quanto pare sono dislocati in tutta la provincia.

Abbiamo assistito a spettacoli, ascoltato racconti e seguito rievocazioni che mescolavano passato e presente. Ovunque c’era qualcuno pronto a condividere una versione diversa della leggenda, un dettaglio in più, un ricordo di famiglia. In quel fine settimana le Janare hanno smesso di essere soltanto parole su un libro o un mito lontano: hanno preso corpo davanti a noi, nella voce delle persone e nell’atmosfera di Benevento. Le ho viste nelle pieghe dei vestiti lunghi, negli scialli appoggiati sulle spalle, nei piedi scalzi, negli zoccoli (sì, la Zucculara era lì anche lei), e persino nei fili di cotone e lana intrecciati per creare amuleti e scacciare maledizioni.
Janua – Museo delle Streghe di Benevento
Se vuoi vivere la leggenda delle Janare fuori dai libri, il Janua – Museo delle Streghe è una tappa obbligatoria. Si trova al piano terra di Palazzo Paolo V, in pieno centro, ed è il primo museo permanente in Italia dedicato alle streghe.

Appena entri, la leggenda prende forma: tra installazioni multimediali, amuleti, erbe, ex-voto e ricostruzioni scenografiche sembra quasi di varcare un confine e passare dal mito alla realtà. La visita è guidata, e questo la rende ancora più coinvolgente: chi ti accompagna non si limita a raccontare, ma ti mostra come certi gesti e rituali che un tempo potevano sembrare magici o malefici siano in realtà tradizioni popolari che a Benevento sono ancora vive.
Alcune credenze, poi, hanno persino un fondo di logica. Te ne faccio un esempio, che in fondo è anche la risposta all’eterna domanda: le streghe esistono davvero?
Si diceva che i panni non dovessero essere lasciati stesi di notte, perché le streghe potevano infilarcisi dentro ed entrare in casa. L’unica notte in cui si potevano lasciare fuori era quella di San Giovanni, il 24 giugno. Ti sembra superstizione? In realtà era semplice buon senso: Benevento è una città molto umida e lasciare i panni all’aperto significava ritrovarli bagnati la mattina dopo.

E questo è solo un assaggio. Al museo ci sono tante altre storie, riti e tradizioni da scoprire. Non voglio rovinarti la sorpresa, ma ti assicuro che vale la pena andarci di persona. E se capiti in città durante uno degli eventi periodici dedicati alle streghe, avrai anche la possibilità di parlare con vere Janare moderne. Ti dico solo che ne rimarrai affascinato.

Non è solo un museo, ma un’immersione contemporanea nella memoria di chi custodisce ancora oggi le Janare. Dopo aver camminato per le strade, ascoltato rievocazioni e vissuto la leggenda, entrarci è stato come trovare il punto di collegamento tra mito, cultura e realtà vissuta: un ponte perfetto tra il passato e il presente della città.
Info utili per la visita
- Indirizzo: Palazzo Paolo V, Corso Garibaldi 145, Benevento
- Orari indicativi: mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00
- Biglietti: intero € 5, ridotto € 3 (giovani fino a 25 anni), gratuito per bambini sotto i 6 anni
Ma le streghe, quindi, esistono?
Le streghe erano donne, e lo erano in un periodo in cui il loro ruolo non aveva alcun peso nella società. Erano donne intelligenti, con conoscenze, custodi delle tradizioni, libere e intellettualmente potenti.
Allora, come oggi, facevano paura. E per questo etichettarle e condannarle era il modo più semplice per distruggere il loro potere e mettere a tacere anche chi avrebbe potuto lasciarsi ispirare dal loro esempio.
Facevano paura, e per questo dovevano essere eliminate.
E oggi? Le streghe esistono ancora?
Sì, esistono, e sono intorno a noi. Sono la rappresentazione di tutto quello che le donne continuano a essere: libere, forti, creative, indipendenti. Per questo sì, le streghe esistono ancora. In fondo, siamo tutte un po’ streghe.
Il progetto della Fondazione Terre Magiche Sannite
La Fondazione è nata con lo scopo di studiare, promuovere e far conoscere le streghe di Benevento. Tra le sue iniziative più importanti c’è il Parco delle Streghe, un progetto che vuole creare uno spazio interamente dedicato alla città e alle Janare. Non solo un luogo di memoria e di eventi, ma anche un punto di riflessione: perché l’accanimento sulle streghe non era altro che una delle prime forme di violenza di genere. Ricordarlo oggi significa dare un senso diverso alla leggenda, trasformandola in occasione di consapevolezza e cambiamento.
Iside, l’ultima maga e la prima strega di Benevento
Ascoltando gli incredibili racconti dell’avvocato Collarile abbiamo capito che la “questione delle streghe” nasce molto prima della pubblicazione del famoso libro di Piperno. Bisogna tornare indietro, ai tempi di Domiziano, quando a Benevento si venerava la dea Iside. Per cinquecento anni Iside fu considerata la signora della città, fino a quando, con l’editto di Teodosio che rese il cristianesimo religione di stato, tutto ciò che era adorabile e venerabile nei culti pagani divenne improvvisamente demoniaco e da bruciare.
Ed è così che Iside, da patrona, fu trasformata nell’ultima maga e prima strega di Benevento. Una metamorfosi che ci fa capire come fin dalla sua fondazione la città sia sempre stata legata a doppio filo alla magia, alla stregoneria e ai culti pagani.
Per comprendere Benevento davvero non basta ascoltare le leggende: bisogna anche guardare da vicino le sue costruzioni e i suoi muri, che sono parlanti — e lo dico in senso letterale. Ma questa è un’altra storia, a cui dedicherò un articolo a parte.
Ed è proprio questo il bello di Benevento: una città che non smette mai di raccontare, tra miti, culti antichi e leggende popolari. Ogni volta che pensi di aver trovato la risposta, spunta fuori una nuova storia, un nuovo dettaglio che cambia tutto.E allora non stupisce che, ancora oggi, ci siano così tante domande sulle streghe e sulle Janare. Domande che mi sono fatta anch’io e a cui voglio provare a rispondere nella prossima sezione
FAQ sulle Janare di Benevento
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