Le maschere sarde non sono solo e semplicemente maschere di carnevale. La loro uscita sancisce in modo ufficiale l’inizio del Carnevale in Sardegna, ma in realtà i riti che accompagnano l’uscita delle maschere. Maschere sarde che spesso vengono chiamate semplcimente Mamuthones, ma non si chiamano tutte così. Ti porto in un viaggio speciale fra il sacro e il profano, fra le tradizioni e la cultura popolare di una terra che molto più di altre rimane attaccatta alle proprie tradizioni.
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Ringrazio fin da subito, per questo viaggio incredibile, Corsica Ferries, per il viaggio sempre comodo e accogliente, e la Proloco di Ottana per l’ospitalità, la compagnia e le bellissime cose che mi ha fatto scoprire.
Tengo anche a precisare che non avendo partecipato all’uscita delle maschere in ogni singolo paese dove la tradizione viene ripetuta ogni anno, non posso considerarmi una massima esperta in materia, ma quello che posso dire è che tra paese e paese esistono specifiche differenze nelle maschere di carnevale sarde e che la mia esperienza si svolge fra Ottana e Mamoiada
La terza precisazione che tengo a fare prima di inziare a spiegare le maschere della sardegna è che l’emozione e le suggestioni che ho potuto vivere durante la sfilata di Boes e Merdules sono talmente grandi che difficilmente con le parole riuscirò a rendere l’atmosfera.
- Le maschere sarde: ogni paese ha le proprie e sono tutte diverse.
- L'uscita delle maschere di Ottana è un rito pagano
- Fra il Sacro e il Profano: le celebrazioni per Sant'Antonio
- Le emozioni di un rito antico: la sfilata delle maschere sarde tradizionali è un evento autenico
- Consigli per partecipare all'uscita delle maschere tradizionali sarde di Ottana
Le maschere sarde: ogni paese ha le proprie e sono tutte diverse.
Le maschere sarde non sono SOLO i Mamuthones, i Mamuthones forse sono quelle più conosciute al di fuori della Sardegna, ma non sono le uniche, ognuna delle maschere ha un proprio nome e proprie caratteristiche che le distinguono dalle altre come significati e come aspetto.
Io ho partecipato all’accensione del fuoco di Sant’Antonio di Ottana, e quindi anche alla prima uscita stagionale delle maschere di questo paese.
Piccolo inciso: Ottana si trova nella Barbagia, nel cuore della Sardegna:
Merdules, Boes e Filonzana sono maschere tipiche sarde lavorate da ciocchi di pero selvatico e decorati con colori a cera, lavorate con tale raffinatezza di particolari da rendere ogni maschera una vera opera d’arte.
Le maschere tradizionali di Ottana si chiamano Merdules, Boes e Filonzana e mi perdoneranno tutti gli amici sardi, se io non userò gli “articoli”, non conoscendo la lingua preferisco non usarli (esempio Sa Filonzana).
Per cominciare te le presento:
Boes
La maschera Boes è una maschera di legno con le corna. Le corna possono essere più o meno lunghe, possono essere più o meno colorate. Vengono ricavate da un ciocco di pero selvatico, quando disponibile, e hanno una caratteristica che le contraddistingue rispetto a qualsiasi altra maschera sarda: il fiore della vita sulla fronte. Boes significa buoi, questa maschera tipica della Sardegna, è proprio la rappresentazione del mondo animale, dei buoi. Oltre alla maschera di legno, tutto il “travestimento” è completato da un abito di pelliccia e da una cintura portata a tracolla piena di campanoni di varie dimensioni che viene portata a tracolla…
La cintura con i campanacci pesa in media circa 40 chili.
Parte fondamentale della maschera è anche il tipico fazzoletto nero annodato in testa che ha due funzioni: impedire il riconoscimento della persona che si trova dentro alla maschera, ma anche per fissare la maschera: il fazzoletto viene allacciato ad una sporgenza sotto la maschera in modo da tenerla stabile.
Non hanno aspetto terrificante, l’espressione della maschera è piuttosto neutra.
Merdules
La maschera dei Merdules di Ottana è una maschera di legno senza corna, con sembianze umane. La maschera è scura e con espressioni che vanno dalle smorfie di dolore, alla tristezza. Rappresentano i padroni dei buoi, infatti oltre alla maschera scura sempre in legno di pero selvatico, oltre al fazzoletto nero e alla pelliccia come per i Boes, I Merdules sono dotati anche di un bastone di legno e un laccio di cuoio che servono al Merdule proprio a dominare il Boes.
L’espressione che le maschere hanno, non una singola espressione, ma espressione diverse, non vogliono essere l’elemento pauroso e truce della maschera. In fondo questi Merdules sono solo dei poveri contadini/allevatori che portano sul viso la fatica del lavoro e della vita.
Filonzana
Filonzana è una maschera davvero unica e molto rara: è l’unica maschera femminile della tradizione Sarda, anche se nella maggior parte dei casi è un uomo che le dà vita. L’immagine è quella di vecchietta arcigna, vestita di nero, come era uso in molte zone d’Italia negli anni ’50, che in mano regge un filo e un fuso per la filatura. Al collo invece ha un paio di forbici. È una maschera unica nel senso che in un corteo, o in un gruppo di maschere, ci possono essere diversi Boes, diversi Merdules, ma una sola Filonzana.
Fra tutte le maschere è sicuramente la più spaventosa, non solo per l’aspetto, ma anche per il significato che l’accompagna: tutti temono Filonzana. Il filo che lei continua a filare rappresenta la vita e con le forbici che porta al collo può decidere di tagliare il filo e quindi la vita.
Controversa anche la sua natura: oltre al fatto di essere una figura femminile, pare che sia stata introdotta in un periodo molto più recente rispetto a Boes e Merdules.
Ad Ottana, che era sede vescovile, la Chiesa pare si fosse inventata questa maschera per creare tensione e paura in tutti gli abitanti che nel periodo post Fuoco di Sant’Antonio, festeggiavano con troppo entusiasmo il periodo pre pasquale. Per indurre un comportamento più timoroso e morigerato, venne liberata questa “vecchina” in grado di decidere sulla vita altrui. Come un avvertimento e un monito a non eccedere in comportamenti troppo disinibiti.
Questa è una delle teorie che aleggiano intorno alla figura di Filonzana, ma indubbiamente essendo l’unica maschera Femminile, è proprio un elemento particolare e identificativo delle maschere di Ottana.
L’uscita delle maschere di Ottana è un rito pagano
Quando le maschere escono di ripete un rito che ha radici millenarie. Un rito pagano che rappresenta il momento dell’aggiogamento dei buoi, cioè il momento in cui i bovari mettevano il giogo sul collo dei buoi, con tutti i significati sociali che avere buoi da poter aggiogare poteva significare in un ambiente ancestrale come il centro della Sardegna.
I campanacci che indossano i Boes sono proprio un elemento che contraddistingue il mondo animale, e in effetti sono gli stessi identici campanacci che indossano anche i buoi.
L’incedere saltellante di una mandria di Boes, accompagnato da Merdules fa sì che i campanacci suonino in modo disordinato e molto rumoroso in un concerto che vuole essere disturbante per il maligno, e quindi benaugurante.
Oltre ai campanacci, un altro strumento che viene suonato durante la sfilata verso il grade fuoco di Sant’Antonio è S’Orriu, un cilindro di sughero con una membrana di pelle che attraverso l’uso di un cordino viene fatto suonare e produce un suono che sembra il muggito di un bue un tantino arrabbiato.
Riti dionisiaci (festa e follia) o riti apotropaici (per sacciare il maligno)? Non mi è ben chiara l’origine di questa tradizione, perché in realtà sono così antichi che le vere motivazioni si sono un po’ perse strada facendo. È innegabile che siano tradizioni legate al territorio, alla cultura contadina, al flusso delle stagioni.
Non a caso l’uscita delle maschere e l’inizio de Carnevale in Sardegna è legato proprio alla notte fra il 16 e il 17 gennaio: il 17 gennaio si celebra Sant’Antonio Abate, il Santo del Fuoco, protettore dei contandini e degli animali e si accendono fuochi per celebrare la vittoria della luce sulle tenebre e per augurarsi di poter avere raccolti abbondanti.

Fra il Sacro e il Profano: le celebrazioni per Sant’Antonio
L’uscita delle maschere non è solo un momento di gogliardia, anzi la gogliardia della sfilata e della festa è l’ultima parte di una giornata incredibilmente emozionante.
Dopo l’accensione del fuoco dedicato a Sant’Antonio, il sacro e il profano si sfiorano e si scambiano simboli, in un movimento che sembra una danza coordinata con le fiamme dell’enorme rogo.
Le celebrazioni di Sant’Antonio avvengono nella chiesa di Sant’Antonio che affaccia sulla stessa piazza dove viene acceso il rogo gigante. Dopo la celebrazione della messa e la benedizione del pane che viene distruibuito ai partecipanti come buon auspicio, il celebrante esce per benedire il fuoco, seguito da tutti i partecipanti alla celebrazione. Appena il fuoco è stato benedetto, il corteo religioso rientra in chiesa e si chiudono le porte.
Ecco è proprio in questo momento che le maschere “escono”. Le maschere prendono possesso delle strade, saltellando e facendo sbatacchiare l’enorme grappolo di campane che portano addosso e mentre i Boes rumoreggiano i Merdules cercano di domarli: comincia così una specie di danza che sembra un incontro di lotta tra l’uomo (merdule) e l’animale (Boe).
In questa danza/lotta c’è un gesto molto amorevole che il Merdule fa al Boe con cui sta lottando: Merdule si avvicina e lo accarezza in modo molto dolce sulla fronte, come per rendere mansueto l’animale, sullo sfondo le fiamme del grande rogo impazzano.

Non so spiegare bene a parole l’emozione di questa danza, ma quella carezza all’animale da parte dell’uomo mi ha colpito al cuore, come se l’uomo non si contrapponesse all’animale cercando di sopraffarlo, ma come se l’uomo cercasse un contatto alla pari, una collaborazione.
Comincia la festa, si mangia insieme in Piazza, si balla, si canta: è stupefacente come nelle feste popolari sarde, tutti dai più grandi ai più piccoli conoscano perfettamente le danze tradizionali e ballino tutti insieme. Ballano tutti. Indistintamente. Tutti conoscono i passi.
La cena che viene servita in piazza, e che è stata cucinata tutto il giorno in attesa delle celebrazioni di Sant’Antonio e dell’uscita delle maschere, non è una vera e propria tradizione millenaria, ma si rifà ai tempi antichi, quando si andava nei boschi a raccogliere la legna per il grande rogo, e poi ci si trovava, dopo aver formato la catasta, per riposare e mangiare insieme il pranzo “al sacco” portato da casa da ciascuna famiglia che aveva partecipato alla raccolta della legna.
Le emozioni di un rito antico: la sfilata delle maschere sarde tradizionali è un evento autenico
Non è facile spiegare a parole le emozioni e le suggestioni che derivano da una manifestazione come questa. Ci ho pensato tanto e l’unica parola che sono riuscita a collegare a tutta questa “tempesta” di fuoco, fede e tradizioni è stata “energia“.
L’energia che si sprigiona dalla grande fede e la sentita devozione a Sant’Antonio, l’energia che scaturisce dalla danza delle maschere tradizionali sarde, quel rumore dei campanacci, che più che un baccano è un ritmo piacevole . L’energia del fuoco la cui luce illumina tutta la piazza ed è il perfetto sfondo per le rappresentazioni dei Merdules e dei Boes.

Partecipare a questo evento è stato un vero e proprio salto nel cuore della Sardegna, quello antico, quello che rimane aggrappato alle tradizioni e alla fede, quello che mantiene vive le tradizioni in un modo che non è quello di “far vedere”, ma quello di tenere vive le radici.
C’è una particolarità ad Ottana e sull’uscita delle maschere sarde della tradizione, una particolarità che rende l’aver partecipato a questo evento autentico, un privilegio. Ad Ottana non pensano che questa manifestazione debba essere tenunta in vita per farla scoprire ai turisti, gli Ottanesi sono “gelosi” della loro accensione del fuoco e anche delle loro maschere sarde tradizionali e vivono questo evento perchè sono profondamente legati alle loro radici e alle loro tradizioni.
Ma poterlo vedere e poter partecipare al grande trasporto ed entusiamo che anima questo evento è davvero un privilegio, privilegio che, se possiamo avere la fortuna di vivere, dobbiamo trattare con rispetto ed entusiasmo, quell’entusiasmo che gli ottanesi riversano totalmente in questa giornata.
Consigli per partecipare all’uscita delle maschere tradizionali sarde di Ottana
Non essendo un evento a misura di turisti, ma una manifestazione autentica e sentita, si svolge sempre nella sera/notte fra il 16 e il 17 gennaio di ogni anno. Quindi si svolge anche in giornate infrasettimanali.
Arrivare ad Ottana: il modo più veloce è quello di arrivare in Sardegna in auto tramite una traversata in traghetto, anche perchè se non si trova alloggio direttamente ad Ottana, l’auto diventa comoda e fondamentale
Ad Ottana non ci sono molte soluzioni per il pernotto quindi bisogna organizzarsi per tempo, nelle zone cirocostanti si trovano diverse soluzioni. Puoi verificare qui
Prenditi tempo non solo per partecipare alla preparazione della catasta, all’accensione del fuoco, alla vestizione delle maschere e all’uscita delle maschere, ma anche per visitare il MAT Museo di Arti e Tradizioni di Ottana. In questo piccolo e interessante museo si comprende perfettamente il ruolo delle maschere, la necessità di festeggiare il carnevale, le diverse tipologie di Boes e Merdules, la nascita della Filonzana. Una visita davvero utile e intrigante
Fammi sapere se ci andrai, io ci vorrei già tornare!
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