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Luogosanto: nel cuore della Gallura

By |2018-01-19T08:26:46+00:00 18 gennaio 2018|Categories: Sardegna|Tags: , , |2 Comments

Luogosanto è nel cuore della Gallura, quella regione della Sardegna molto più famosa per le spiagge stupende, le ville dei VIP e i locali modaioli. Luogosanto è nell’entroterra,  mantiene le caratteristiche e le tradizioni e la gastronomia, tipicamente “terrene”. Come ho già avuto modo di dire, per quanto la Sardegna sia un’isola in mezzo al mare, la sua anima è più legata alla terra che al mare.

Luogosanto (ma anche Locusantu in Gallurese o Logusanto in Sardo) è un concentrato di storia, di tradizioni pastorali e religiose. Oltre che un territorio particolarmente adatto alla produzione del sughero: prodotto tipico della Sardegna.

Il sughero che già avevamo incontrato il giorno precedente nella tenuta Demaniale di Limbara, ha segnato l’inizio della seconda giornata di #BlogsessionInsardegna.

In località Crisciuleddu,  a pochissimi chilometri da Luogosanto, ad un’oretta di auto da Olbia in direzione Sassari, la quercia monumentale si lascia guardare.

Beh, è un modo di dire, è impossibile non vedere questa quercia da sughero da dimensioni di tutto rispetto: quasi 4 metri di circonferenza e 20 metri di altezza.

Luogosanto quercia di Crisciuledda

La quercia monumentale di Crisciuledda

La quercia di Crisciuleddu è una quercia classificata nell’elenco degli alberi monumentali: non solo le dimensioni sono notevoli, ma anche la sua età: è una quercia secolare.

Ed è una quercia da sughero.

Il sughero della Sardegna

La quercia di Crisciuleddu mi fornisce lo spunto per parlarti del sughero. Il sughero è uno dei prodotti tipici della Sardegna, l’estrazione, la lavorazione e la produzione di manufatti di questo materiale, in Sardegna, è una delle principali attività economiche e la regione si contende il titolo della produzione insieme alla Spagna e al Portogallo. Paesi mediterranei con un clima caldo e soleggiato, le condizioni climatiche ideali per le querce da sughero. Sì, perchè le “sughere” sono della famiglia delle querce e producono le ghiande. Il sughero altro non è che una sorta di materiale di scarto, una specie di pelle morta che la quercia lascia crescere attorno al proprio tronco. È un tessuto vegetale che sostuisce l’epidermide che si spacca con la crescita del fusto e dei rami. Per ottenere il sughero, la pianta viene decorticata in due fasi, ma non credere che sia un lavoro semplice.

Ottenere il sughero è un lavoro complesso e lunghissimo: la prima decorticatura che serve per togliere quello che viene chiamato “sugherone” si può effettuare solo al raggiungimento di almeno i 25 anni di vita della pianta e di una certa circonferenza del tronco. Per proteggere la pianta, per non rovinarla e per permettere alla seconda “pelle” di riformarsi e poter estrarre quindi un sughero di buonissima qualità preservando la salute dell’albero, che deve continuare a produrre questo materiale isolante nel corso dei secoli.

La prima decorticatura ha una qualità di prodotto molto inferiore e il sughero di questa prima fase viene solitamente usato per fare manufatti meno pregiati.

Due curiosità su questi super alberi: la produzione del tessuto vegetale che forma il sughero, per la quercia, altro non è che una protezione dagli incendi. Il sughero è isolante per un sacco di cose, anche per il fuoco.

La seconda invece è un anedototto legato alla decorticatura: quando gli alberi vengono decorticati, il tronco assume una caratteristica colorazione rossastra. Si racconta che l’albero diventi rosso per la vergogna di essere stato svestito.

La saggezza popolare.

La seconda decorticatura può avvenire solamente dopo un decennio dalla precedente.

Capisci che l’estrazione del sughero è un lavoro complesso e che il materiale è particolarmente pregiato per i tempi di produzione naturale.

Luogosanto un’infinità di chiese campestri 

Le chiesette campestri sono un’istituzione dell’isola di Sardegna. In effetti la nostra giornata nel territorio di Luogosanto è stata dedicata per la maggior parte del tempo alla visita delle chiese campestri.

Io prima di questo tour non avevo mai fatto caso a questa definizione, ma probilmente non ne avevo sentiro mai parlare da nessuno perchè sono davvero una caratteristica della Sardegna. Le chiesette campestri del territorio di Luogosanto sono una moltitudine. Mentre il Presidente della Proloco di Luogosanto ci spiegava la filosofia e le storie che appartangono ad alcune delle chiese campestri del territorio, ci ha fatto notare che nel territorio comunale, che conta meno di 2000 abitanti, ci son ben 18 chiese campestri. Per ogni chiesa una festa in diversi periodi dell’anno. In pratica in questa zona della Sardegna sono in festa quasi ogni mese.

Ma anche le feste hanno una loro ragione di esistere e si fondano su una tradizione di accoglienza e mutuo aiuto per i più bisognosi che in zone un po’ isolate e rurali, come poteva essere l’entroterra della Sardegna nel Medioevo, servivano ad aiutare i più bisognosi.

Nel corso della giornata, questa caratteristica del territorio mi ha colpito in modo particolare: la gestione sociale della comunità mi ha lasciato davvero sorpresa.

L’eremo di San Trano.

L’eremo di San Trano è stata la prima delle chiesette campestri che abbiamo visitato. La chiesetta piccina, è letteralmente incastrata nelle rocce granitiche tipiche della Gallura. Quando dico incastrata, voglio proprio dirlo nel significato letterale, oltre ad essere circondata da massi lisci, tondeggianti e levigati, la chiesetta è stata costruita inglobando un pezzo di roccia. Sotto a quella roccia, c’è l’altare e ci hanno raccontato che la roccia è stata il riparo di Trano e Nicola.