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Cordoba, che caldo

By |2016-04-09T01:33:40+00:00 12 giugno 2014|Categories: Spagna|Tags: , , |12 Comments
E dopo Granada, Cordoba.
Anche qui ci siamo arrivati con la presunzione che la città non meritasse la visita che per un’unica e sola attrattiva: la Mezquita di Cordoba. Un luogo di culto che esercitava su di me un enorme fascino per le mille colonne e gli innumerevoli archi a righe che la caratterizzano.

Per arrivare a Cordova ci si addentra nell’entroterra Andaluso. Campagna e  rilievi e campi gialli arsi dal sole. Sole caldo, troppo caldo. Lontano dalla costa, la brezzolina non perpetra i suoi benefici in questa terra infuocata di passione, di colore e di cAlore.
Se il periodo delle ferie non si può scegliere, allora ci si accontenta e si prende quello che viene che in ogni caso era stato preventivamente messo in conto. Ma non così. Cordoba mi è sembrata la zona più rovente di tutta l’Andalusia, aiutata anche dal fatto che il tragitto fra il campeggio e il centro, l’abbiamo fatto a piedi in strade deserte per non dover aspettare un autobus sotto una pensilina di ferro e vetro infuocati! Quando siamo arrivati a Cordoba ci siamo posizionati nel campeggio nel posto che ci sembrava più all’ombra possibile, e vicino alla piscina che però rispettando determinati orari di apertura era chiusa. Per ammortizzare il tempo, come siamo soliti fare anche in vacanza, abbiamo deciso che non potevamo aspettare la piscina, e che invece la città ci aspettava. A 3 km di distanza. Ore 13.00 circa, sole a picco, strade asfaltate e deserte, poco più di 40 gradi, tasso di umidità elevato. Abbiamo rischiato la sincope, ma il rischio è il nostro mestiere!
Cordoba ci ha devastato, la Mezquita ci ha rigenerato come le antiche architetture sanno fare: il buio, i muri spessi, gli accorgimenti furbi degli antichi arhitetti ci hanno fatto apprezzare ancora di più quest’opera di arte e di commovente integrazione religiosa. Nella fresca penonbra dell’interno della Mezquita, dove le colonne e gli archi si perdono all’infinito, dove ci si volta alla Mecca per pregare e nello stesso tempo ci si inchina davanti al crocefisso! L’emozione scalda il cuore (ce n’era bisogno?) e qui si sta proprio bene!


Cordoba però non è solo Mezquita. Un mito attraversa la città: il Guadalquivir, un fiume che attraversa l’Andalusia passando da Cordoba, poi per Siviglia, che noi abbiamo seguito nel nostro itinerario andaluso fino alla sua foce nell’Atlantico a Sanlúcar de Barrameda (ma questa è un’altra storia che vi racconterò in un altro #IGTravelThursday). E’ importante questo fiume, come è importante la Mezquita per i sentimenti di pace che infonde, sulle sue rive si sono scontrate le civiltà arabe e romane. La “arabissimma” Mezquita e il “romanissimo” ponte sono ancora una volta una testimonianza di quella integrazione che continua ad appassionarmi.


Ma al di là del simbolismo arabo, romano, cattolico che permea dalle pietre, Cordoba è una città davvero bellissima. La città che, assolutamente dopo Siviglia, per i mie gusti, incarna lo spirito Andaluso. Le vie sono pulite, ordinate, interamente acciotolate, i muri delle case intonacati a bianco con le finestre colorate, le porte evidenziate, i fiori traboccanti dai davanzali e vasi, moderna, piena di bellissimi negozi, riparata da eleganti teloni bianchi per dare ombra ai passanti, è una città che ha molto da dare, compreso il caldo e l’afa!



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