I monti Sibillini sono parte del Parco Nazionale dei Monti Sibillini che si concentra su un territorio distribuito fra le Marche e l’Umbria. Montagne, aree naturali, fauna, paesi e persone che sono state colpite duramente dai terremoti che hanno flagellato il centro Italia e che, in particolare in quello del 2016 hanno causato la morte di intere comunità. #RipartidaisibilliniExpress2 è il progetto, nato dal basso, a cui ho partecipato alla fine di ottobre per mostrare che nonostante le tante ferite quel territorio può offrire molto.

Voglio fare una piccola premessa: la mia destinazione e base è stato Castelsantangelo sul Nera, ovvero Gualdo, una piccola frazione addossata ai Monti Sibillini.

Sono stata ospite di Stefania e ho imparato una nuova espressione che non conoscevo: struttura delocalizzata.

Il B&B di Stefania si chiama Cascina dell’Orso ed è una struttura delocalizzata. Cosa significa? Che la struttura originaria nel corso degli eventi sismici ha subito danni molto seri ed è stata dichiarata inagibile per cui l’attività di accoglienza del Bed and Breakfast si è “spostata” ed è rinata, come attività commerciale in una zona sicura e “abitabile”.

Credo che per chi non ha mai vissuto gli eventi del terremoto, sia impossibile capire cosa voglia dire affrontare iter di ogni tipo per continuare a sopravvivere e a lavorare nella zona di origine. Ogni bisogno diventa un’attività difficile, difficoltosa e stremante.

Questa premessa giusto per capire come sia possibile che, in una zona dove la maggior parte dei fabbricati è andata distrutta, possa esserci ancora chi lavora sull’accoglienza e come questo bisogno di accogliere sia una priorità essenziale più qui che in ogni altro luogo.

Fatta questa premessa voglio proprio parlati della Cascina dell’Orso perché è stato il primo approccio che ho avuto in occasione di #RipartidaiSibilliniExpress2, attività che quest’anno ha coinvolto una ventina di blogger che si sono resi disponibili a visitare location diverse per mostrare come, anche se il territorio è ancora ferito, possa offrire tanto.

I monti Sibillini e il suo parco sono di una bellezza unica e non era la prima volta che andavo e non sarà questa l’ultima volta in cui ne sono rimasta affascinata.

La cascina dell’Orso di Stefania

Non ti parlerò di come e dove fosse la “cascina” prima degli eventi del 2016. Quello che importa è che chi era abituato ad accogliere turisti e amanti di quel territorio lo continua a fare con cura e attenzione.

Stefania ha delocalizzato la sua struttura di Bed and Breakfast a Gualdo una piccola frazione che si trova proprio sopra Castelsantangelo sul Nera lungo la strada che in pochi chilometri conduce verso Castelluccio di Norcia e il famoso Pian Grande, quello dove si svolge lo spettacolo della fioritura delle lenticchie, il paese è costituito da una parte non più agibile con le case in pietra andate distrutte e con il nuovo “quartiere” residenziale composto da SAE.

S.A.E. cosa sono?

S.A.E. è un’altra di quelle parole che ho imparato in quel weekend. Le S.A.E. sono Soluzioni Abitative di Emergenza. Sono quelle che tutti noi abbiamo imparato a conoscere dai telegiornali e dai giornali come le casette. Sono le case dove vivono le persone che non possono più assolutamente rientrare nelle loro rispettive abitazioni. Casette prefabbricate, basse, ad un unico piano, tutte uguali e tutte in fila.

La Cascina dell’Orso si trova a Gualdo proprio sull’incrocio tra la strada che entra nel paese e la provinciale che va a Castelluccio. Il primo impatto è magnifico: davanti domina il cupolino del Monte Cardosa brullo e spoglio che si innalza fino a più di 1800 metri, sul retro la catena dei Sibillini declinata in tutte le cime iconiche di questa zona: Bove, Vittore, Sibilla.

Le montagne sono meravigliose, dure, roccia e colori tanto che è difficile immaginarsi localizzati in zona appennino.

Il B&B è dentro ad una S.A.E. ed è quindi ad un piano. L’amore di Stefania per l’accuratezza lo vedi subito dai fiori, dal giardino, dalla disposizione di piccoli particolari che ti accolgono e ti fanno davvero sentire avvolto in un grande abbraccio di benvenuto.

L’interno è rustico e perfetto: le travi di legno sul soffitto, i pavimenti caldi, il bellissimo tavolone di legno massello “vecchio” che mio marito avrebbe accarezzato all’infinito se fosse stato con me (perché è falegname e ama il massello). Piccole credenze, le madie, le porte scure, la stufa e le mensole con i libri sulle escursioni, sui monti Sibillini, sulle Marche, sulle leggende del posto.

La mia stanza si chiama “Tana dell’Orso” ed è accogliente e in stile come l’ingresso e la sala da pranzo, con un letto in ferro battuto, l’armadio della nonna con lo specchio, proprio come quello della mia nonna e le fotografie di Stefania, che ho scoperto solo in seguito essere appassionata di fotografia. E si vede.

Monti Sibillini la Cascina dell'Orso

Il bagno è caldo e accogliente: piccoli pezzi di sapone colorato e piccoli quadretti appesi ai muri continuano a raccontare la voglia di Stefania di ricominciare come prima.

La colazione è splendida per due ragioni: le attenzioni, anche in questo caso, che Stefania riserva con quello che offre dai biscotti alle crostate, la frutta, lo yogurt e tutto quello che ogni persona può desiderare per la propria colazione perfetta e il fatto che la colazione si faccia sul lungo tavolone in massello tutti insieme, tutti gli ospiti del B&B. Un magnifico momento di condivisione con gli altri ospiti e con Stefania. Non per niente la colazione di domenica è stata davvero rilassante, condivisa e lunga.

Oltre a socializzare con gli altri ospiti, chiacchierate con Stefania. Stefania ha molto cose da raccontare dalla storia del Bed and Breakfast alle escursioni da fare nei dintorni ma anche le storie del Parco e degli animali che lo abitano, visto che lei volontariamente si occupa anche del Centro di accoglienza degli animali che si trova dentro al Parco Nazionale dei Monti Sibillini e prima di lei, suo marito. Chiedetele del Lupo Merlino sarà come ascoltare una favola.

Monti Sibillini cascina dell'Orso

Prima di parlarti di cosa fare nei Monti Sibillini, visto che ti ho raccontato dove andare a dormire ti voglio dire anche dove andare a mangiare perché dietro ogni attività di questa zona, si celano, ma neanche troppo, storie di gente che si è rimboccata le maniche e ha voluto, con tutte le proprie forze, rimanere nella propria terra per tentare di farla rinascere.

Ristorante KM0 di Visso

A pochi chilometri da Castelsantangelo sul Nera c’è Visso.

Visso ha sempre rappresentato per me un nome iconico, un paese che prima o poi sarei dovuta andare a vedere. Uno dei Borghi più belli d’Italia, la sede del Parco Nazionale dei Monti sibillini, la produzione del Vissuscolo, caratterizzazione molto local dovuta proprio al terremoto, del famoso Ciauscolo, un salume marchigiano (di cui vado matta).

Per capire la storia  della mutazione da Ciauscolo a Vissuscolo ti consiglio di leggere qui –> La storia del Vissuscolo

Ho divagato su Visso, ma in realtà volevo parlarti del Ristorante Km0 che si trova a Visso. Siamo in questo ristorante a pranzo il sabato. Il nome dice già tutto di quello che è la peculiarità di questo ristorante che si trova in centro a Visso.

Divago nuovamente sulla frase “in centro a Visso”. Il centro di Visso non esiste più, cioè non è assolutamente agibile, è per lo più zona rossa, quindi inaccessibile e le antiche strutture medievali che sono rimaste in piedi sono “incerottate” dentro impalcature di legno che le tengono in piedi volenti o nolenti. Il centro di Visso si è spostato, non parliamo più di centro storico, ma di una zona centrale maggiormente frequentata. Non è facile per noi che veniamo da fuori, figuriamoci per chi in quel centro storico ci è nato, vissuto e ci ha lavorato.

Particolarità del ristorante KM0 è la preparazione di piatti cucinati con prodotti local. Tartufi, funghi, salumi (tra cui anche il Vissuscolo), pasta fatta in casa e dolci della tradizione come quello che ho mangiato io semplice e insolito: ricotta con Varnelli e cioccolato.

monti sibillini tagliatelle al tartuo ristorante km0

Sai cos’è il Varnelli? Varnelli è il nome della distilleria che produce un liquore all’anice che ha lo stesso nome del brand. Il Varnelli è molto aromatico ed prodotto tipico della zona perché viene prodotto a Muccia una ventina di chilometri a Nord di Visso

Il pranzo, io, l’ho concluso con un vino di visciole, un altro prodotto tipicamente marchigiano: una bevanda alcolica prodotta con le visciole che sono dei frutti simili alle amarene, ma che io ho sempre definito in modo molto semplice ciliege selvatiche.

Gestione famigliare cortese, simpatica e gentile vista la mia insistenza nel fare mille domande su ogni piatto e su ogni prodotto utilizzato.

Ristorante la Mezzaluna di Ussita

Questo ristorante è diverso dal precedente, questo è un posto molto grande e la sera che siamo andati noi organizzava una serata con menù particolare a a base di prodotti di stagione e di trota. È anche pizzeria. Questo ristorante è decisamente diverso dal Km0, è molto grande e ha l’aspetto meno intimo di una pizzeria ma è un posto che mi ha lasciato il segno. A parte l’ottimo risotto con con crema di funghi e pecorino e la crostata di ricotta e visciole, sono rimasta colpita dall’atmosfera che si respira qui dentro.

C’era anche l’intrattenimento musicale, la sera che siamo andati, e il locale è proprio predisposto per feste e “balotte” (balotta è un termine di slang del bolognese che indica “fare festa in compagnia”).

Era sabato sera e c’era parecchia gente del posto che era uscita per una pizza o per il menù speciale della serata.

Qui, dove le persone si incontrano il sabato sera, ho percepito la forza e la voglia di “normalità” e di abitudini. Ho sentito forte il coraggio e la tenacia di chi qui ha perso tutto ma è rimasto. Di chi non solo è rimasto, ma ha deciso di rimettere in piedi la propria vita e quella delle persone che vivono o vivevano nella stessa comunità. Qui ho davvero percepito come le persone che vivono qui, che non fanno rumore, che non urlano al vento per farsi notare, lavorano in silenzio e si augurano che prima o poi qualche cosa cambi davvero.

E a questo proposito ti voglio parlare di C.A.S.A.

C.A.S.A. Cosa Accade Se Abitiamo. Associazione di promozione sociale

C.A.S.A che puoi trovare nel sito Porto di Montagna, è un’associazione di promozione sociale. Cosa significa? Che lavora da dentro per la popolazione del posto. Ho passato il sabato in compagnia di Chiara, una delle fondatrici, una ragazza che era andata via prima del terremoto ma che è voluta tornare nella sua terra per dare una mano.

Chiara e i suoi compagni di avventura mi hanno raccontato quello che sta dietro al loro progetto. Sinceramente, inizialmente non capivo a cosa potesse servire un’associazione di cui io non riuscivo a vedere un’utilità pubblica. Cioè proprio per la loro definizione di essere un servizio per la popolazione locale, per chi è rimasto, per chi vuole tornare, per chi è stato costretto a rimanere, mi sembrava quasi un lavoro inutile.

Invece alla fine ho capito.

L’utilità è proprio quella di fare in modo che le persone del territorio trovino una sorta di normalità, momenti di confronto, aggregazione e auto supporto. Mi è stato spiegato che in casi disastrosi come questi una delle prime cose di cui ci si preoccupa è di fornire un luogo di aggregazione. Ho notato anche io che in ogni “quartiere” ricostruito con le S.A.E. ci sono sale polivalenti e nella mia completa ignoranza di quello che può essere vivere un evento simile, mi sono sempre chiesta se fosse davvero necessario preoccuparsi prima dell’aggregazione piuttosto che delle abitazioni.

Eh sì! Le implicazioni psicologiche e sociali che vengono vissute sono devastanti, l’aggregazione, il sapere di potersi unire, di poter parlare, di potersi auto-supportare è di fondamentale importanza per la sopravvivenza della comunità.

C.A.S.A. si occupa proprio di questo promuovendo eventi e momenti dedicati alla popolazione: ad esempio nella scorsa estate ha organizzato un cinema estivo all’aperto, aperto a tutti, che ha avuto un gran successo.

Ma ci sono altre cose di cui C.A.S.A. si prende carico: ascoltare le esigenze e le idee di tutti cercando di promuovere progetti e richieste a chi ha il potere si risolverle, per rendere la vita di quella zona, più vita.

Tra i progetti che sono in stato di avanzamento la pubblicazione di una guida turistica del territorio fatta a più mani, una guida partecipativa di Ussita in cui, per la realizzazione sono stati coinvolti i cittadini che hanno contribuito a riempire pagine di consigli “like a local”. La guida è quasi al nastro di arrivo, immagino che sul sito di C.A.S.A. verrà data comunicazione della pubblicazione.

Azienda Agricola Maggi e Vecchioni di Serrapetrona

L’azienda agricola Maggi e Vecchioni ci ha accolto per il pranzo della domenica. Tutti i partecipanti di #RipartidaiSibilliniExperience2 si sono ritrovati in questo posto dove tutto quello che viene cucinato è stato prodotto direttamente in azienda (o a pochi chilometri): formaggi, salumi (e ancora ciauscolo), dolci tradizionali e una polenta servita sul legno in mezzo alla tavola da mangiare in condivisione rubandosi le forchettate uno con l’altro. Un’esperienza decisamente divertente e appagante per la pancia.

polenta sul tagliere di Maggi e Vecchioni

Juri giovane e attento alla produzione “fatta bene” stando attenti ai disciplinari, al benessere degli animali e alle coltivazioni prodotte in modo biologico, ha accolto con questo pranzo le quasi 40 persone partecipanti all’esperienza facendosi portavoce di questa esperienza in modo simpatico e goliardico, ma facendosi assaggiare ancora una volta, caso mai non fossimo ancora convinti, le eccellenze del territorio dei Sibillini.

Da Maggi e Vecchioni bisognerebbe andare solo per le meravigliose stoviglie di ceramica (locale) dove vengono servite le portate.

 

Ora ti ho illustrato che tipo di accoglienza puoi trovare se deciderai di andare a visitare la zona, ti voglio consigliare cosa fare, perché io in quella zona c’ero già stata e mi era davvero piaciuta molto. L’ho già detto?

È facile immaginare le attività che si possono fare. Facile ma non scontato perché anche io nella mia immaginazione ancora prima della mia prima volta non avrei mai pensato di trovare un ambiente tanto spettacolare e invitante.

Trekking sui Monti Sibillini

Partiamo dal trekking che, so già ti regalerà immense soddisfazioni a livello di altitudini e di panorami. Purtroppo gli eventi sismici oltre ad avere danneggiato cose, case e persone hanno danneggiato anche i percorsi di montagna e in alcuni casi li hanno resi davvero pericolosi. Prima di avventurarti in un trekking in queste zone che magari non conosci ti consiglio di consultare il sito dei Sibillini che riporta tutte le tracce GPS con le indicazioni della chiusura/apertura o delle difficoltà che si possono incontrare sul sentiero

Essendo questo territorio strettamente legato alla Maga Sibilla, anche i percorsi di trekking sono avvolti da storie e mistero. Il monte Vettore, il Passo Cattivo,  l’antro (la grotta) della Sibilla, il lago della Sibilla, il Lago di Pilato e il lago di Pian Perduto: tutti questi posti hanno storie da raccontare. Storie che solo gli abitanti vi possono dire.

La zona di Castelsantangelo sul Nera è davvero una base perfetta perché si trova molto proprio ai piedi di numerosi percorsi ad esempio il B&B di Stefania si trova solo ad una decina di chilometri da Frontignano. Frontignano è alla base di quella che era un comprensorio sciistico, una nota località sciistica dell’appennino. A causa del terremoto le condizioni degli impianti ne hanno risentito. Da Frontignano seguendo comunque la strada che porta agli impianti da sci, abbiamo imboccato il percorso che porta a Passo Cattivo.

Passo Cattivo

Passo Cattivo si chiama così perché era decisamente un passaggio impervio da attraversare. Lo attraversavano i pastori con le pecore, segnava il confine con la Valnerina e si dice che le condizioni climatiche e la conformazione del Passo spesso facessero perdere alcuni capi delle greggi ai pastori.

Le piste che erano da sci, oggi sono percorsi dove si affrontano discese con le bike, in loco c’è un’attività specializzata che si preoccupa anche dei trasferimenti salita-discesa con il pulmino, oltre che del noleggio dell’attrezzatura e dell’accompagnamento.

Monti Sibillini Passo cattivo

Il Monte Vettore

Per me quasi una cima mitologica, supera i 2400 metri e si erge sopra una conca glaciale spettacolare. Sulla cima non ci sono mai arrivata, ci sono passata di fianco. Il Monte Vettore rimane con il Monte Bove e con il Monte Cardosa uno dei miei desideri sulla lista dei trekking da fare. (Avevo progettato di farne almeno uno in questo autunno ma il meteo non mi ha aiutato).

Il Lago di Pilato

Il lago di Pilato è magnifico, visto in estate, è contornato dalle Cime del Monte Vettore e del Monte Redentore (anche altre, ma queste sono le più “famose”) è in una conca glaciale meravigliosa, dove ho trovato chiazze di neve anche a luglio (per fortuna), è avvolto dal suo alone di mistero dovuto sia alla leggenda legata al suo nome, sia al fatto che in questo lago vive un crostaceo unico al mondo (difficile da vedere). Se vuoi saperne di più sul lago e sul crostaceo leggi qui –> lago di Pilato

lago di pilato

Il lago di Pilato visto dall’alto

Lago di Fiastra

Il Lago di Fiastra dista una quarantina di chilometri da Castelsantangelo sul Nera. È un lago artificiale, costruito con una diga, ma è un posto molto carino per passare un po’ di tempo in relax. Il lago è balneabile, si possono praticare sport acquatici, c’è una “spiaggetta” erbosa con ombrelloni e sdrai per un relax completo. Ma se vuoi fare qualche cosa di un po’ più movimentato ti consiglio di mettere gli scarponi da trekking e camminare anche qui. Proprio da sopra la diga che forma il lago parte il percorso per le Lame rosse, una zona con straordinarie formazioni rocciose di colore rosso che somiglia in piccola parte alla Cappadocia, dalle lame rosse si dirama anche la deviazione che conduce alle gole del Fiastrone. Queste Gole sono stupende, scenografiche e divertenti. L’esperienza fatta qui è stata quella di risalire il fiume a piedi, dentro all’acqua.

Monti Sibillini lame rosse

Attenzione: quanto andai io nel 2016 a luglio c’erano già stati problemi con le alluvioni, quindi le Gole del Fiastrone (come quelle dell’Infernaccio) furono chiuse per un periodo di tempo. Nel periodo in cui andai io le gole erano state riaperte ma per andare era necessario essere accompagnati da una guida abilitata che io trovai presso l’ente parco. C’era gente che si era addentrata da sola, e la nostra guida ha passato molto tempo a fermare le persone e a spiegare per quale ragione non era il caso di avventurarsi senza una persona esperta. Quindi ti consiglio di cercare informazioni sul sito che ti ho consigliato all’inizio di questo paragrafo sul trekking.

Monti Sibillini Gole del Fiastrone

Se vuoi leggere la mia esperienza alle Lame Rosse e alle Gole del Fiastrone –> Lame Rosse e Gole del Fiastrone.

Castelluccio di Norcia

Castelluccio di Norcia si trova a circa 8 chilomentri da Castelsantangelo sul Nera. È un luogo iconico per molti motivi: è stato teatro di distruzione e riscostruzione dovuti al terremoto, più volte, ha una posizione molto particolari sopra i piani di Castelluccio, è famoso per le lenticchie e la sua fioritura. Si trova in Umbria e non nelle marche ma il confine è davvero un opinione in questi casi. I piani di Castelluccio le immense valli dove si coltivano le lenticchie sono infatti divisi fra Pian Perduto e Pian Grande. Il Pian perduto contiguo al Pian Grande (più famoso per la fioritura) è marchigiano, l’altro è Umbro. il confine fra le regioni non è sempre stato “un’opinione” visto che Visso e Norcia si sono sempre contesi il Pian Perduto a colpi di sanguinarie lotte e battaglie. A parte le dispute territoriali, i piani di Castelluccio, Castelluccio, lo sfondo del massiccio del Monte Vettore sono uno spettacolo da non perdere.

Monti Sibillini PIan Perduto

Dal Pian Grande, dove in inverno si può ciaspolare e in estate andare a cavallo e ammirare la fioritura di Castelluccio si può osservare il massiccio del Monte Vettore con una spaccatura orizzontale ad una certa altezza. La leggenda dice che fu colpa delle ancelle di Sibilla, che dopo aver avuto il permesso di andare a ballare in paese, rientrano in ritardo all’alba correndo provocando quella spaccatura e un terremoto. Che è una leggenda che la dice lunga sulla posizione di sismica di questa zona. Le persone del posto dicono che dopo il terremoto del 30 ottobre del 2016 la spaccatura si è ampliata.

Monti Sibillini Pian Grande

Attenzione anche in questo caso: la strada di accesso verso i piani di Castelluccio non è sempre aperta, stanno facendo lavori di sistemazione post-sisma e quindi segue un calendario di aperture. Anche in questo caso meglio informarsi presso l’amministrazione comunale e la gente del luogo.

Ultima avvertenza: i luoghi dove sono stata in occasione dell’esperienza #RipartiDaiSibilliniExperience sono magnifici ora come lo erano prima. È ovvio che le difficoltà ci sono, ma le difficoltà sono per gli abitanti non per chi va lì come turista. L’accoglienza rimane e l’anima che le persone del luogo mettono in quello che fanno per rendere un soggiorno piacevole, divertente, rilassante, avventuroso è sempre la stessa anzi forse la cura è ancora di più.

La gente del posto ha bisogno di quotidianità e quotidianità vuole dire anche lavorare, cosa che possono fare solo se andiamo da loro. Come ci hanno spiegato i ragazzi di C.A.S.A. la quotidianità è fatta anche di abbracci, incontri e parole, quindi tutte le persone del luogo hanno proprio voglia di raccontare a chi è “forestiero” cosa rappresentano questi territori per loro che ci vivono, hanno voglia di raccontare la loro esperienza e hanno voglia di farti innamorare di quelle montagne. Quindi vai e chiacchiera con loro.

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