Il Kazakistan  è uno dei Paesi più vasti al mondo. Occupa la nona posizione nella classifica mondiale per estensione. Se ne sta là in mezzo fra l’Asia e l’Europa: è così grande eppure così sconosciuto.  Fa parte di un gruppo di paesi STAN che facevano parte dell’Unione Sovietica e che solo nel 1991 ha ottenuto l’indipendenza.  Un Paese che forse suscita poca curiosità perché fino a questo momento è rimasto abbastanza in disparte.

Il Kazakistan mi ha regalato un sacco di emozioni.

Immagini che avevo impresso nella mia immaginazione dall’Expo di Milano.

Ero uscita da quel padiglione con un fermento nella testa che ho avuto poche altre volte.

Affascinata dalla storia raccontata attraverso i disegni sulla sabbia e definitivamente sedotta dal video finale dove, sulle ali di un’aquila della steppa, berkut, l’aquila della steppa, simbolo del Kazakhstan, sono volata dalle steppe punteggiate di mandrie di cavalli, alle altissime montagne sul confine con il Kirghizistan, trapuntate di laghi alpini di straordinaria bellezza e con colori talmente intensi da sembrare irreali.

Il volo del berkut finiva sulla città di Nur-Sultan, sfiorando il monumento simbolo, la sfera d’oro sostenuta da una sorta di albero della vita.

Ai piedi degli spettatori, che come me stavano volando sulle ali dell’aquila, una città incredibilmente moderna, giovane, dinamica e frizzante e per concludere, la presentazione di Astana 2017,  l’Expo 2017, che da giugno a settembre si terrà proprio nella capitale del Kazakistan.

Ci ho messo due anni tra pensieri, fantasie, tariffe aeree e periodi di ferie da poter sfruttare.

La combinazione dei ponti di primavera di quest’anno è stata l’occasione.

Andiamo in Kazakistan. E dove sarebbe?

Questa è una delle tipiche domande che ci è stata posta quando abbiamo detto la destinazione del nostro viaggio. Il Kazakistan è per lo più sconosciuto, come Paese e come localizzazione. Nonostante la sua estensione, nonostante sia il maggiore esportatore di grano al mondo, nonostante sia un paese in crescita vertiginosa e abbia risorse energetiche da far impallidire una buona parte di altri paesi mondiali, la maggior parte delle persone (almeno di quelle che conosco io) non riesce a geolocalizzare il paese.

Kazakistan: dove si trova?

Il Kazakhstan si trova in Asia centrale: occupa una bella fetta di continente, non ha sbocchi sul mare, a parte il mar Caspio, se vogliamo considerarlo mare e confina con una quantità incredibile di paesi asiatici, sovietici ed ex sovietici.

Russia, Cina, Turkmenistan, Kirghizistan, Uzbekistan. A poco meno di 70 km in linea d’aria, attraversando la Cina , c’è anche la Mongolia.  I territori del Kazakistan facevano parte del grandioso impero di Gengis Khan. Una leggenda racconta che il grande condottiero mongolo sia sepolto sotto la Singing Dune che si trova propria nel Sud del Kazakistan.

 

La capitale del Kazakistan: Nur-Sultan

Le due principali città sono Nur-Sultan e Almaty: nessuna delle due ha fama di essere annoverata fra le più conosciute capitali del mondo.

Almaty è l’antica capitale. Lo è stata fino al 1997.

Nur-Sultan è l’attuale capitale.

La storia delle capitali del Kazakhstan è piuttosto particolare. L’antica capitale era Almaty ma nel 1997 è stato deciso di trasferire “la carica” sulla città di Astana, città moderna e abbastanza giovane.

La città che oggi è la capitale è sorta nel 1830 con il nome di Akmolinsk, nel 1961 ha cambiato nome in Celinograd, nel 1992 ha di nuovo cambiato nome ed è diventata Akmola e nel 1997 è stata nominata Astana fino al marzo 2019 quando ha cambiato nome per l’ennesima volta in quello che è l’attuale Nur-Sultan

Il progetto di portare tutto il potere ad Astana, che in kazako significa capitale, era stato messo in atto da Nursultan Nazarbayev, il presidente che ha governato il Paese per circa 30 anni dopo l’indipendenza dello stato. Il progetto del Presidente, nel fare diventarla diventare capitale, era il sogno di fare diventare un villaggio nella steppa un megalopoli. Per attuare il suo progetto oltre a trasferire tutti i ministeri e tutto il personale presso Astana, ha anche investito tantissimi dollari nella costruzione di palazzi moderni affidando l’ideazione di alcuni ad Architetti del calibro di Norman Foster.

Il Presidente Nazarbayev dopo essere stato rieletto per ben 5 volte con un plebiscito di voti che ha sfiorato il 98% nel 2019 ha deciso di dimettersi prima della scadenza del mandato e il suo successore per rendergli omaggio ha proposto il cambio nome della città, che dato il carisma del Presidente e l’affetto da parte del popolo non ha avuto problemi ad essere trasformata in legge esecutiva.

Almaty, nonostante abbia perso il titolo, è riconosciuta come il centro culturale, artistico e finanziario di tutto il Paese, con caratteristiche che portano i segni dell’eredità di un passato impegnativo e pesante come quello della dominazione sovietica.

kazakistan Almaty

La cattedrale Otodossa di Almaty è tutta in legno e tutta colorata

Nur Sultan è una capitale avveniristica e super moderna, il futuro e la ricchezza. La capitale di vetro e di plastica, l’effimero e l’ostentazione. (come dicono alcuni Kazaki)

Io ho visto solo Almaty, la distanza con Nur Sultan non è cosa di poco conto e il programma delle mie giornate nella natura nella regione di Almaty non mi ha permesso di arrivare alla capitale.

Cosa Vedere in Kazakistan?

Questa è la seconda domanda che mi è stata posta.  Io volevo vedere quello che mi ero esattamente immaginata durante la visita del padiglione del Kazakistan all’expo di Milano: la steppa asiatica infinita, i picchi  altissimi e innevati, le mandrie di cavalli, i berkut e volevo avvicinarmi alle tradizioni dell’impero mongolo, sentire l’atmosfera del regime sovietico (un po’ come a Narva).

Le città mi interessavano poco.

Ho avuto quello che cercavo, ho tralasciato la capitale del Kazakistan: Nur-Sultan, che si trovava a parecchi chilometri di distanza da dove sono atterrata io.

Ho tralasciato anche il Cosmodromo che si trova ad Ovest rispetto alla regione di Almaty.

Il Cosmodrome di Baykonur

Il Cosmodromo di Baykonur avrei voluto visitarlo, ma purtroppo le regole sono severe e bisogna organizzarmi per tempo per poter avere il permesso per accedere.

Il Cosmodromo è la base di lancio da dove è partito il primo uomo che è stato nello spazio.

È una stazione spaziale, militare, con nove basi di lancio che il Kazakistan,  dopo l’indipendenza ha affittato alla Russia con un contratto che vale fino al 2050.

È l’unica base spaziale rimasta in attività.

Nove piste di lancio che vengono usate non solo dalla Russia, ma da tutti Paesi che esercitano attività spaziale.

Dal Cosmodromo sono partiti anche Luca Parmitano e Samanta Cristoforetti.

Il permesso per poter accedere va richiesto con due mesi di anticipo all’agenzia spaziale Russa e io non ho proprio fatto a tempo neanche a cominciare le pratiche perché ci ho pensato troppo tardi. Pazienza.

Il Kazakistan è un Paese immenso,  ma la maggior parte del suo territorio è occupato da steppa. Per questa ragione sono diventati i maggiori produttori ed esportatori di grano al mondo: hanno tantissimo spazio che possono sfruttare per le coltivazioni.

Nonostante l’estensione le maggiori attrazioni naturali , quelle più particolari si trovano nel Sud , Sud Est del Paese in prossimità del confine con la Cina e con il Kirghizistan.

Il Parco Nazionale di Altyn Emel.

Il Parco nazionale di Altyn Emel è una zona protetta che si trova in mezzo alla steppa. A Nord Est di Almaty.

Ci abbiamo impiegato quasi 4 ore di jeep dall’aeroporto al paese di Basshy dove c’è l’hotel e anche l’ufficio del Parco Nazionale che organizza le escursioni.

Nel Parco Nazionale di Atyn Emel abbiamo visto i monti Katutau e Aktau: sembra di stare su Marte e sono di una bellezza irreale.

Dalla steppa piatta e sterile, con sfondo le vette con neve perenne, che arrivano a sfiorare i  7000 metri, si innalzano queste formazioni rocciose stratificate e colorate che sembrano essere state strappate dal pianeta rosso e appoggiate sulla Terra.

Kazakistan Altyn Emel

I colori dei Monti Aktau, nell’Altyn Emel National park sembrano quelli di Marte

Formazioni rocciose in mezzo ad un mare di nulla, che però nell’antichità era un mare vero e proprio: la steppa era occupata dalle acque che lambivano le coste formate dai monti Katutau e Aktau.

Ad ogni grado di rotazione dello sguardo, i colori, le striature, le conformazioni cambiano, ad ogni diversa inclinazione dei raggi del sole, le sfumature assumono toni completamente diversi.

La duna cantante

Nel Parco di Altyn Emel ci sono 3 strade.

Più che strade sono piste.

Partono parallele tra loro alla fine di un minuscolo villaggio. È difficile vederle ad una prima occhiata.

Si diramano in tre direzioni diverse nella steppa: una di queste 3 piste porta alla Duna cantante.

La Singing Dune è una duna di sabbia dorata che di erge in mezzo alla steppa.

Kazakistan singing Dune

La Duna che canta. Ma solo con vento moderato o brezza

Una zona desertica che si muove e vive nel nulla.

La duna canta con il soffio del vento, con il clima secco, e oltre a cantare è particolarmente suggestiva, così dorata nel mezzo della steppa, che cambia conformazione ogni secondo.

I Laghi Kolsay

L’escursione ai laghi Kolsay è molto di più di una semplice visita a due laghi (che in realtà sono tre, ma uno era inaccessibile) di incredibile bellezza.

La tappa dei laghi Kolsay è un ‘esperienza di vita a contatto con la popolazione del Kazakistan, in particolare con gli abitanti di Saty.

Già arrivare a questo paese è un esperienza quasi mistica, con i paesaggi che cambiano ad ogni metro, colline ondulate, vette innevate, canyon profondi, spaccature della terra che sembrano crepe frastagliate nel ghiaccio.

Stare in guest house a Satty è stato come entrare veramente dentro l’anima della popolazione del Kazakistan.

Arrivare al secondo lago con i cavalli è stata l’apoteosi delle mie aspettative sul questo viaggio!

Kazakistan lago Kolsay

Il primo lago Kolsay

Kazakistan lago Kolsay

Il secondo lago Kolsay

Il Lago Kaindy

Il Lago Kaindy è una delle ragioni che mi hanno fatto volare in Asia centrale. Il lago Kaindy è un lago speciale, molto scenografico, con i tronchi di alberi fissati in mezzo al lago.

Kazakistan lago Kaindy

Il lago Kaindy e la sua foresta ibernata

Il Canyon Charyn

Il Charyn Canyon era un altro luogo dei desideri. Un mini grand canyon in Asia centrale, un luogo fantasioso dove le rocce rosse hanno assunto forme bizzarre, dove il fiume Charyn ha scavato anse e curve. Pareti rosse, scolpite da acqua e vento.

L’aria che profuma di polvere e la temperatura che cuoce i pensieri.

kazakistan charyn canyon

Canyon Charyn, la versione asiatica del Grand Canyon americano.

I Petroglifi di Tamgaly

Tamgaly è una zona archeologica immersa nel nulla.

Nel mezzo della steppa, dopo 50 chilometri di strada a buche, che somiglia più ad uno sterrato che ad una strada vera e propria, dove anche la riga di mezzeria è a zig zag, gli uomini dell’età del bronzo hanno lasciato un segno indelebile e molto nitido della loro permanenza nella steppa. Come antichi storyteller, hanno inciso sulle pietre pezzi di vita che raccontano molto di più di semplici scene di vita quotidiana. I segni e disegni incisi si chiamano Petroglifi

Kazakistan petroglifi

I petroglifi di Tamgaly sono davvero belli e con disegni quasi moderni

Il Big Lake di Almaty e Shimbulak

Il Big Lake è il lago di Almaty che non abbiamo potuto vedere a causa di una valanga caduta il giorno prima della nostra escursione proprio sulla strada di collegamento.

Le condizioni meteo avverse che hanno accompagnato gli ultimi giorni della nostra permanenza in città hanno reso impossibile raggiungere il Big Lake,  ma anche Shimbulak, la stazione sciistica di Almaty dove impianti di risalita e pista di pattinaggio sono il paradiso di chi ama gli sport invernali per quasi 8 mesi su 12.

La bandiera del Kazakistan 

La bandiera del Kazakhstan è molto simbolica.

Il colore azzurro ha un significato religioso, è la rappresentazione del Dio del Cielo, mentre nel centro sotto un sole splendente un Berkut volteggia. Il Berkut è l’aquila della steppa ed è un animale tipico, non è difficile vederli volare, o stare appollaiati nei loro nidi sui rarissimi alberelli che si trovano ai lati delle piste nella steppa.

Mi piace la bandiera del Kazakhstan perché rappresenta in pieno la filosofia di questo paese: la dedica al Dio del sole significa che la religione è un fenomeno importante ma che affonda radici molto lontane, nei riti pagani.

Kazakistan bandiera

La bandiera del Kazakistan simboli religiosi di uno stato laico

La religione del Kazakistan è in maggioranza quella mussulmana, m sono mussulmani sunniti , sono mussulmani non canonici: le donne non portano veli, l’abbigliamento islamico è vietato dal Presidente, e praticano attività che nella maggior parte dei casi non sono previste nella religione mussulmana.

Il Presidente professa e caldeggia uno stato assolutamente laico e la tolleranza è percepibile ovunque. La bandiera incarna la laicità, la religione, la tolleranza.

Quel colore azzurro è un altro tratto particolarmente caratterizzante della bandiera: l’azzurro che rappresenta il Dio del cielo, simboleggia la vastità del cielo delle steppe: forse non lo sai, ma il cielo della steppa è immensamente più grande di qualsiasi altro cielo.

E il food? In Kazakistan si mangia benissimo

Eravamo partiti carichi di raccomandazioni sul cibo.

Le classiche raccomandazioni: niente cibi crudi, niente verdure crude, no formaggi freschi, no acqua sfusa, insomma le normali accortezze che devono essere osservate in ogni viaggio in paesi lontani.

Mio marito che è particolarmente spaventato dal fatto di poter stare male, era partito con l’idea che non avrebbe mangiato assolutamente nulla.

Siamo tornati con qualche chilo in più.

Le tradizioni nomadi trasudano da ogni piatto: carne di agnello, montone, manzo, cavallo, carote e patate, pane fatto in casa, latte di cammella e di giumenta, formaggi prodotti con il latte degli animali allevati.

Non ci siamo risparmiati quasi nulla, accompagnato da litri e litri di te

La popolazione del Kazakistan

La gente.

L’ho vissuta da vicina, l’ho toccata, l’ho proprio respirata.

A parte l’esperienza a diretto contatto con la persone che ci hanno ospitato a Saty in casa loro, in tutto il Paese, ogni volta che ho avuto occasione di entrare in contatto con le persone mi sono sentita sicura e accolta nel migliore dei modi.

Ad Almaty, al semaforo, una signora mi ha offerto un posto sotto il suo ombrello, mentre il diluvio batteva sul mondo.

Nessuno parla inglese, ma tutti sorridono, e cercano di farsi capire in ogni modo. E quando capiscono che siamo italiani allora è proprio festa e scattano le pose per le foto ricordo con le celebrità del momento: NOI!

Li abbiamo amati anche noi.

Kazakistan popolazione

Questa signora ci ha ospitati per pranzo, ma mio marito ha conquistato tutte le donne Kazake

Il Kazakhstan è pericoloso?

Generalmente tendiamo a considerare pericoloso ciò che non conosciamo di persona o ciò che non conosciamo molto bene. Il Kazakhstan è stato spesso nominato nei media italiani per due ragioni:

  • le partenze e gli atterraggi delle navicelle spaziali con astronauti di ogni nazionalità
  • il fatto che in alcuni attentati compiuti nel mondo alcuni degli attentatori fossero di nazionalità Kazaka.

Il primo punto è decisamente una questione bella, il secondo un po’ meno. Per quel che mi ricordo io in Kazakhstan l’ultimo attentato risale al 2016, quindi non è un Paese che è visto come centro nevralgico da prendere di mira. Di sicuro bisogna ricordare che la laicità dello Stato rende tutto molto più semplice, che la tolleranza è una questione di Stato, quindi in realtà sotto certi punti di vista potrebbe apparire un Paese molto tranquillo.

C’è anche da dire però che il Presidente NurSultan che è stato molto amato dal suo popolo per aver reso ricco il paese grazie ai giacimenti petroliferi, aver redisstribuito (un po’) la ricchezza, non è mai stato così tollerante al dissenso e aperto alla Democrazia e ha fatto imprigionare diversi giornalisti e oppositori.

In questo tipo di ambiente è facile che prolifichino dei fenomeni che possono essere molto simili alla Mafia. Noi non abbiamo mai avuto problemi, in città ad Almaty abbiamo girato da soli, ma il fatto che la lingua e l’alfabeto siano incomprensibili, che l’inglese sia poco parlato e poco capito rende i turisti facili prede di raggiri. Ma direi, questo accade in ogni parte del mondo. Solo in un’occasione prima di entrare nell’area del sito archeologico di Tamgaly il nostro autista/guida è stato fermato da due personaggi fermi ai bordi della strada. Lui ci ha raccontato essere due personaggi poco raccomandabili, ma ripeto, questo accade in ogni parte del mondo.

Mi sento di dire, quindi che il Kazakhstan possa essere pericolo nè più nè meno che qualsiasi altro Paese del mondo, e che l’essere accompagnati da una persona del posto aiuta sicuramente sia per quello che riguarda la sicurezza, sia per quello che riguarda la lingua, ma anche per evitare di perdersi in mezzo alla steppa.

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