Pietra Ollare

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Pietra Ollare

By | 2016-04-16T11:39:01+00:00 gennaio 25th, 2013|Categories: Dire|2 Comments
Oggi non voglio mettere una ricetta,
Voglio farvi vedere la mia pentola preferita.
C’è chi ha i jeans preferiti, chi la maglia, chi il film preferito… io ho la pentola preferita.
E la mia pentola preferita, è un mattone nel vero senso della parola, perchè è di pietra.

 

Il materiale è Pietra Ollare. E’ una pietra fantastica e da quando l’ho provata la prima volta non potrei più vivere senza, soprattutto perché il pollo o il coniglio, cucinati dentro a questa pietra, vengono talmente buoni e talmente perfetti, a gusto di mio marito, che è quasi riuscito ad ammettere che sono buoni come quelli di sua mamma… E non dico altro.
Questa Pentola di Pietra è adattissima per le cotture lunghe, (come viene bene il ragù!!!!), e si può usare sia sulla fiamma viva, con uno spargifiamma, che nel forno.
E’ stata acquistata in Valle D’Aosta, dove esiste una tradizione di estrazione e lavorazione della Pietra Ollare, ma non era proprio l’oggetto del mio desiderio.
Io avrei voluto un Lavecc, ma nella vita bisogna pur sapersi accontentare, e visto che in Val Chiavenna non ci sono ancora stata e visto che comunque costano un pochino di più (ma se trattati a modo durano una vita), quando l’ho vista in vetrina non ho potuto resistere.
E il Lavecc quindi cosa sarebbe? E’ una pentola di pietra, la pentola tipica della Val chiavenna, che Bruna Cipriani, di Coquinaria prima e poi anche del blog Tentazioni di Gusto , mi ha fatto conoscere.
Lei per me è sempre stata una personalità, in tema di cucina, in tema di cultura della sua terra, in tema di mise en place, i miei primi pizzoccheri erano suoi, i miei primi cioccolatini al peperoncino erano suoi, il coniglio in sguazet è il suo e se Bruna fa il coniglio in questa pentola, vuole dire che si deve proprio fare…
Il coniglio in sguazet è la ricetta che mi ha fatto scoprire i Lavecc. Il Lavecc non è una semplice pentola di pietra, è un opera d’arte e di tradizione.
Bruna ha raccontato che in Valtellina c’è un solo artigiano che produce in modo artigianale queste meraviglie e vi riporto un estrattoda un suo post dove spiega:
Invece la pietra ollare ha origini antichissime, se permetti ti riporto qui uno stralcio di un articolo che avevo scritto per il “Lunario della Val chiavenna” 2011:Attorno a un lavèc

Quanta storia attorno ad un semplice utensile da cucina che ci arriva dalla notte dei tempi.
Attorno a questa pentola pesante, resistente e fragile allo stesso tempo.
Resistente come la fibra montanara dei lavegiàt, dei cavatori di pietra ollare, ma fragile come possono essere fragili e delicati i sentimenti, basta un urto, uno sbalzo e si rovina per sempre.
Una storia vecchia di secoli, anzi, se pensiamo alla formazione della pietra ollare, è una storia che risale a milioni di anni fa.
Durante il
Giurassico medio, circa 180 milioni di anni fa, le vicende geologiche portarono all’apertura di un “piccolo” braccio oceanico, chiamato dai geologi Oceano Ligure – piemontese, che separò la massa continentale africana da quella europea. Il fondo era formato da croste di silicato di ferro e magnesio , materiali che uscivano continuamente come magma da una frattura mediana.
A partire dal
Cretaceo, 120 milioni di anni fa, le placche europea ed africana si avvicinarono viepiù sino ad arrivare alla collisione: la placca europea finì sotto alla placca africana.
Tutto quello che era frapposto tra i 2 continenti venne schiacciato, parte finì in profondità e parte venne sollevato sulle piattaforme continentali decretando la fine dell’Oceano Ligure Piemontese e la nascita delle Alpi.
Nel Terziario, 30 milioni di anni fa, tra le falde rocciose Tambò e altre si infilarono delle rocce del fondo dell’Oceano.
Queste rocce metamorfiche, che si accompagnarono a talco, calcite, albite, dolomite, miche, cloriti, quarzo e magnesio, tipiche del territorio di Chiavenna fino a Prata, diedero origine al complesso Ofiolitico di Chiavenna, imparentato a quello della Valmalenco.
L’insieme di queste rocce (cloritoscisti e talcoscisti) è nominato Pietra Ollare.
Avvincente vero?
Spero di avervi riferito in modo abbastanza esatto quanto ho ascoltato nell’ambito della manifestazione “
Dieci giorni tra Storia Cultura Musica Teatro Ambiente e buona Cucina dal 27 agosto al 5 settembre 2010”organizzata dall’Associazione Italo-Svizzera per gli scavi di Piuro.
Nell’evento “Sota Al cuerc del lavecc”, durante la “Tavola rotonda sull’utilizzo salutistico del “lavéc” e sulle proprietà della pietra ollare nei vari usi domestici”,
il Prof. Franco Rodighiero, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze Geologiche e Geo tecnologie,ha descritto in modo chiaro ed interessante il “Progetto per la valorizzazione della Pietra Ollare”, gli studi e le analisi che con la sua equipe sta svolgendo nelle cave del territorio di Piuro.
Non è affascinante pensare che questa pietra esiste dall’inizio della formazione della terra e durerà finché esisterà il nostro pianeta?!
Questo concetto di immortalità mi richiama le credenze dei Nativi americani, i Lakota, ed i loro “Stone People” , il Popolo delle pietre, cioè gli “Antichi” del nostro pianeta, portatori della conoscenza di questo mondo e dei suoi cambiamenti dall’inizio dei tempi.
E’ un aspetto che mi intriga e mi fa pensare alla cucina con la pietra ollare come alla “Cucina del Tempo”: il tempo della formazione della pietra, il tempo della scoperta della pietra non solo come strumento di offesa o difesa, il tempo dei nostri antenati con il recupero delle nostre tradizioni, il tempo dei ricordi, il tempo che ci vuole per cucinare …”
Guardatevi questo video della trasmissione Piattoforte della Radiotelevisione Svizzera. Parla l’artigiano che produce Lavec e poi Bruna che parla del Lavec mentre cucina coniglio in sguazet.
Bruna è un mito da seguire, la pentola è un oggetto da avere e il suo coniglio in sguazet, che è diventato “… anche più buono di quello che fa mia mamma…” (che onore! Parole di Lollo) è diventato anche un pollo in sguazet, e poi è diventato gulasch, e poi è diventato brasato al Barolo, e poi è diventato ragù bolognese e poi è diventato anche un altra bellissima “cosina” che però non posso ancora spiegare perché mi serve per partecipare a “liberiamo una ricetta“.
Ops dimenticavo, è tanto dura e pesante per quanto delicata questa pentola… non può subire sbalzi di calore e non può essere messa a diretto contatto con il fuoco altrimenti crepa…. e …….. la mia è già crepata……… Buah!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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Travel blogger appassionata di food, meglio ancora street food. Viaggiatrice on the road a più non posso con il letto sopra il tetto. Web writer, web content, Social Media Specialist, SEO learner Ah... ogni tanto concedo udienza alla quindicenne che vive con me e al suo papà.

2 Commenti

  1. bruna 26 gennaio 2013 al 17:02 - Rispondi

    Ti ringrazio tantissimo Mokina, sinceramente non so se mi merito tutto però mi hai commosso!
    Grazie ancora!
    Un abbraccio ed un bacione

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