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Le disavventure dei miei viaggi

By |2016-04-18T01:31:28+00:00 5 febbraio 2014|Categories: Dire|19 Comments

Questa volta per il Senso dei Miei viaggi, ci divertiamo, perchè riuscire a raccontare le disavventure di viaggio in fondo vuol dire che tutto è finito per il meglio.

O forse, io non ho mai avuto disavventure tali da poter essere considerate catastrofi naturali. Tanto le disavventure capitano normalmente nella quotidianità figurarsi se non capitano in viaggio! ma poterle raccontare e riderci sopra fa parte del viaggio stesso.

Potrei raccontarvi ogni genere di disavventura, come essere al giorno precedente la partenza Disneyworld Orlando con la bambina colpita da  scarlattina ed essersi dimenticati di fare l’assicurazione annullamento, oppure partire per la vacanza in montagna con la tenda nuova e trovarsi a dormire raggruppati in un angolo perchè la tenda fa acqua, oppure avere la macchina nuova di 3 mesi con un palo della luce tatuato sul retro perchè tuo marito ti stava venendo a prendere in retromarcia, o cercare di varcare un confine extra-europeo con documenti sbagliati e scaduti. Ma oggi vi voglio raccontare di un unico viaggio pieno di disavventure, in cui abbiamo, tutti i partecipanti, riso davvero tanto! Destinazione classica: Londra.

Assortimento dell’equipaggio insolito: due mamme, tre bambine di 10 anni.

Cosa c’è di strano? Niente se non tutte le varie vicende che nel corso dei 5 giorni della gita sono  capitate.

Io viaggio con passaporto, l’altra mamma aveva la carta di identità, le gemelle avevano la carta di identità fatta ad hoc per l’occasione. Al controllo documenti all’Aereoporto di Londra, hanno da obiettare sul fatto che la mamma che accompagna le bambine ha un cognome diverso da quello delle bambine. E grazie, loro hanno il cognome del babbo che ovviamente non c’è…

Non la vogliono far passare, lei fatica a farsi comprendere, io non posso darle una mano, sono già passata oltre il controllo. Provo a tornare indietro, ma vengo energicamente ripresa dalla solerte impiegata che sta facendo tante “pive” all’altra mamma. Scongiuri e preghiere, spiegazioni…

” non ho rapito le bambine… sono le mie… il babbo era d’accordo sul viaggio” e finalmente anche lei riesce a passare. Sospiro di sollievo. Siamo pronte per il Terravision e per Londra.

A Victoria Station, triboliamo un pochino con le macchinette automatiche per acquistare i biglietti della metro, evvai siamo pronte, biglietti, piantina e via.

Ma il nostro hotel dove lo troviamo sulla piantina? Noooo non c’è, siamo state talmente brave a prenotare, che siamo riuscite a trovare un hotel fuori dal centro e fuori dalle piantine. Scendiamo alla stazione Vauxall, stazione grande sarà un punto importante e vicino e comodo per i nostri giri. Per fortuna che all’uscita della metro c’è la piantina.

Per fortuna che siamo brave ad orientarci! Abbiamo perso tutto il primo pomeriggio a girare per questo quartiere senza trovare l’hotel, con un caldo che sembrava di essere in Spagna ad Agosto.

Alla fine ce l’abbiamo fatta anche se il primo prezioso pomeriggio che ci era stato regalato da orari favoreli del volo aereo è andato sprecato. Ma non perdiamoci d’animo appoggiamo i bagagli e andiamo.

Andiamo al Parlamento, il Big Ben, la ruota panoramica, il municipio, il Tamigi, insomma prendiamo confidenza con la città! Comincia la nostra vacanza. Ma Le nostre avventure devono ancora cominciare…

Disavventure e situazioni paradossali ci hanno accompagnato per tutti i 5 giorni: soldi che sono finiti prima del previsto, cene “tipiche” in ristorante romagnolo a Chinatown, una caccia al tesoro per cercare una pizzeria di cui avevamo trovato i coupon sconto, che quando abbiamo trovato aveva particamente chiuso la cucina e non ci ha accettato i coupon, occhiali da vista persi dentro alla Torre di Londra, magicamente caduti direttamente dal naso senza che nessuno se ne accorgesse, pianti di gioia davanti ad una borsa Balenciaga trasformati in pianti di disperazione per pipì improvvisa incombente da fare nei pochi minuti rimasti prima della chiusura di Harrods.

disavventure harrodsSfruttiamo tutto il tempo che abbiamo a disposizione, torniamo all’hotel per prendere i bagagli, prendiamo l’ultimo Terravision disponibile per farci raggiungere l’aeroporto in orario decente per la nostra partenza.

travelbookshop disavventure

Comincia a diluviare, nel tragitto con l’autobus, rimaniamo bloccati sulla strada, in coda, in mezzo al traffico da pioggia, ai fiumi d’acqua della pioggia torrenziale e al traffico delle 5 del pomeriggio. Siamo già in ritardo, speriamo di farcela. Arrivati all’aeroporto voliamo letteralmente al check-in.

La fila al controllo metal-detector è immensa, sono stra-scrupolosi, fanno svestire metà della gente… siamo in ritardo, manca pochissimo, questa volta lo perdiamo davvero. Davanti a me una gentil fanciulla effettua uno spogliarello quasi completo con massima calma e con la stessa massima calma, le passano il detector lungo tutto il corpo. Ma si sa, quando si ha fretta, i tempi dilatano. Tocca a me, tocca alla Topo, passano anche i nostri trolley.

Tocca alla mamma-estestista-che-non-posso-vivere-senza. Lei e le bambine passano il controllo indenni. I bagagli vengono fermati.

Agli altoparltanti viene effettuata la chiamata per il nostro volo. [email protected]@@#####! QUESTA VOLTA LO PERDIAMO DAVVERO.

Appassionata di creme, cremine, cremette, campioncini, profumini, bottigliette mignon, dentro il trolley una profumeria in miniatura. Ma mica di contrabbando? No cosa avete capito!!! Dentro al bagaglio a mano ci possono stare massimo 100 ml di prodotti fra liquidi e cremine: c’era una profumeria!!!

QUESTA VOLTA LO PERDIAMO DAVVERO!

Quell’antipatica voce continua a ripetere la chiamata all’imbarco.

Io vado… se non altro, se arrivo, posso sempre provare a sentirmi male al gate per ritardare il volo. Prendo per mano il mio Topo che tiene il suo trolley, cerchiamo il gate, cerchiamo il gate… volo per Rimini, volo per Rimini… e ti pareva.. ultimo gate in fondo all’aereoporto.

Guardo il Topo e le dico che bisogna correre senza fiatare, non si può essere stanchi, non ci si può fermare… e andiamo! Le altre due bimbe piangono, la mamma è disperata, con la valigia completamente vuota sta cercando di spiegare ai controller che cosa ha dentro alle altre valige.

Noi corriamo.

Corriamo e saltiamo. Saltiamo bagagli che troviamo sul nostro percorso, quasi saltiamo anche persone che si trovano sul nostro percorso, qualcuno lo investiamo pure, tagliandogli la strada e sbattendogli il trolley sulle caviglie.

Non abbiamo pietà per nessuno. DOBBIAMO IMBARCARCI!

Carlotta comincia a piangere e a chiedere cosa succede se non prendiamo l’aereo e cosa succede se noi lo prendiamo e le sue amiche no. Non le rispondo nemmeno e continuo a tirarla come una pazza… Ha corso tanto poverina, tanto tanto! Alla fine al gate ci siamo arrivate vive e con le nostre gambe, ma ho pensato che avrei potuto morire molto prima.

Si stavano ancora imbarcando, ma controllando tutte le misure dei trolley, e le giacche e i marsupi e le borse avevano perso un po’ di tempo. Io ero già pronta a buttarmi per terra e a simulare un malore, quando Carlotta ha visto arrivare mamma e figlie, stravolte, le bambine con le lacrime agli occhi, rosse paonazze di fatica e i tre trolley trascinati alla meno peggio! Ce l’avevano fatta, le avevano fatto aprire tutti i bagagli, aveva fatto buttare via tutto, sconvolta non sapeva che gate cercare, correva gridando aiuto in italiano dentro un aeroporto londinese con due bambine piangenti e disperate al seguito!

Ma ci siamo imbarcate.

Scene da film.

Comico.

Adesso, sembra un film comico. Sul momento non lo era affatto. Anche se già in aereo ridevamo  come matte di quello che ci era successo!

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Travel blogger appassionata di food, meglio ancora street food. Viaggiatrice on the road a più non posso con il letto sopra il tetto. Web writer, web content, Social Media Specialist, SEO learner Ah... ogni tanto concedo udienza alla quindicenne che vive con me e al suo papà.